Pranzo al sacco, ma senza i cibi unti

La sospensione del servizio mensa impone il panino per i bambini, ma tra i genitori sale la protesta: «Questo è troppo»
SULMONA. Niente cibi unti e neppure frutta che perde liquidi o tovagliette umidificate. La “pausa pranzo” per i bambini delle scuole sulmonesi assomiglia più a un campo di addestramento, dove si deve mangiare sui banchi portando tovagliette per non sporcarli e cibi secchi. Quindi panini a volontà per i piccoli delle scuole sulmonesi, che devono rispettare un decalogo “militare”, divulgato dai dirigenti scolastici dopo la sospensione del servizio mensa che andrà avanti almeno per un mese.
Così ieri mattina, fuori dalla scuola elementare “Lola di Stefano”, tra bimbi col grembiulino e zaini con rotelle più grandi di loro, sono spuntate borsette e contenitori termici per il “pranzo al sacco”. Tanti i gruppetti di genitori a commentare la recente sospensione del servizio mensa, la chiusura della palestra e dall’altroieri anche quella del cortile esterno. I rilievi mossi dal Nas, pare sollecitati proprio dai genitori preoccupati, lunedì sono stati al centro di un vertice tra la dirigente Domenica Pagano, l’assessore comunale Anna Rita Di Loreto e gli stessi carabinieri.
«Noi a scuola mangiavamo la frittata della sera prima», dice Giuseppe Di Benedetto mentre accompagna suo figlio che frequenta la quinta elementare. «Non è giusto che i nostri bambini debbano fare pasti arrangiati anche se solo per alcuni giorni a settimana». Il rientro pomeridiano, e di conseguenza la mensa (ancora chiusa), è previsto per i bambini delle elementari di viale Roosevelt per due volte a settimana, il martedì e il giovedì. «Siamo un po’ perplessi», aggiunge Giovanna Primavera con la sua bimba per mano. «Sono arrivate queste nuove disposizioni a lezioni cominciate e senza troppe spiegazioni».
I genitori, però, sono preoccupati per lo stato in cui versa la struttura, una costruzione liberty, oggetto recentemente di alcuni interventi, ma in attesa della sistemazione della palestra che è chiusa e dei locali che ospitavano la mensa.
«Mio figlio fa la prima elementare», dichiara Flavio Presutti, «sono quindi appena venti giorni che viene in questa scuola, ma la confusione è tanta».
Una comunicazione ufficiale su cosa portare in classe per pranzo, o meglio non portare, non c’è e i genitori si devono affidare a ciò che i bambini riferiscono.
Anche parlando con la segreteria, informazioni precise non arrivano, se non quella di «portare solo panini in questa situazione di emergenza e nemmeno la frutta». «Siamo indignati perché le verifiche sulla scuola e sui servizi andrebbero fatte prima», dicono Francesca Scannicchio e Veronica Tirimacco. «Già i bambini fanno lezione in aule talmente piccole dove gli zaini devono restare fuori, ora pure i divieti sulla frutta o altri cibi. Tutto questo ci sembra davvero troppo».
Anche la chiusura della palestra non è passata inosservata, come fa notare Ada Pellegrini, mentre accompagna la sua nipotina in classe.
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