«Pratiche lente, vi spiego perché»

17 Febbraio 2018

Il nuovo dirigente regionale Misantoni: occorre più personale con istruttori capaci e un regolamento ancora più snello

L’AQUILA. Se il trend di pratiche, presentate e esaminate, dovesse continuare su questa linea, per la ricostruzione totale del territorio aquilano – cratere 2009 e cratere 2016/17 – occorrerebbero circa 80 anni: 450 pratiche all’anno, vuol dire 4500 in 10 anni; se all’Aquila ne mancano 40mila, i conti sono fatti.
Il dato viene fuori dalle pratiche in esame al Genio civile. Il settore della Regione ha cambiato dirigente dal 20 dicembre scorso, quando l’ingegnere Carlo Giovani ha lasciato, per assumere la dirigenza del Servizio Tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Al posto di Giovani ha preso l’incarico, ad interim, l’ingegnere Giancarlo Misantoni, dirigente del Genio civile di Teramo. E ora anche dell’Aquila.
Da più parti, oltre all’Usra, viene preso di mira il Genio civile quale causa della lentezza della ricostruzione dell’Aquila, che sta subendo una brusca frenata per quella privata, e che non vede ancora partire quella pubblica.
Carlo Giovani precisa che «fino a quella data», sostiene, «sono state messe in campo una serie di azioni e iniziative che nell’arco temporale di qualche mese hanno portato a ottimi risultati, riducendo sensibilmente l’arretrato a 150 progetti da istruire, oltre 292 progetti in lavorazione e in fase di imminente autorizzazione. Il trend migliorativo dell’attività del Genio civile è stato apprezzato dalle associazioni di categoria operanti sul territorio e ha portato a una ripresa dell’attività edilizia nel cratere, con l’apertura di nuovi cantieri, che attendevano l’autorizzazione sismica per l’inizio dei lavori».
Perché, allora, si è di nuovo intoppata la macchina del Genio civile e ci sono proteste da più parti, come l’ultima, in ordine di tempo quella di Paolo Federico, sindaco di Navelli e a capo dell’area omogenea 6?
Intanto sono stati mandati a casa i 5 impiegati di rinforzo assunti con Isea e i 5 con Abruzzo Engineering, che lavoravano a contratto.
Ma anche questi non sarebbero risolutivi, sia per evadere le oltre 400 pratiche arretrate, sia per smaltire le nuove.
«Per far camminare regolarmente la ricostruzione dell’Aquila, e tra poco partirà anche quella di Teramo, occorrono tre cose: 1) una maggiore dotazione di personale, con istruttori capaci, con un dimensionamento effettivo delle esigenze della ricostruzione; 2) un regolamento ancora più snello di quello introdotto il 3 marzo 2016; 3) un flusso economico e di pratiche costante». A dire quali sono le difficoltà attuali, e anche precedenti, del Genio civile, è Giancarlo Misantoni, dirigente ad interim. «Attualmente abbiamo 6 dipendenti all’Aquila e 2 ad Avezzano, Teramo e Sulmona. Finora per L’Aquila sono state evase 35 pratiche da Sulmona e 20 da Teramo», sostiene Misantoni, «il trend di pratiche, dal 2009 a oggi, è di circa 8.000. Ogni mese per L’Aquila si esaminano e evadono tra i 60 e i 70 progetti. Con il nuovo cratere le pratiche annue esaminate sono circa 450-500. Se si vuole dare una regolarità alla ricostruzione dell’Aquila, devono esserci i tre elementi ai quali ho fatto riferimento. La Regione ha ereditato questo servizio dalla Provincia nel 2016 e questo va detto». E si sta parlando solo di ricostruzione privata. Quando ci sarà il grande impatto anche con quella pubblica «occorreranno 15/20 persone fisse solo per quella», conclude Misantoni.
A questo punto sorge una domanda: quanto si vuole far durare la ricostruzione? È una questione di numeri: un tot di pratiche corrisponde a un tot di anni. Nel territorio aquilano ora saranno 40mila le pratiche, private e pubbliche, ancora da fare.
E la palla passa alla politica, che deve prendere delle decisioni.
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