Pratola, decorato Vittorio Mondazzi eroe e partigiano

5 Giugno 2016

PRATOLA PELIGNA. La storia di Pratola Peligna si arricchisce di una nuova medaglia d’onore per i deportati e internati. L’importante riconoscimento è stato conferito alla memoria di Vittorio...

PRATOLA PELIGNA. La storia di Pratola Peligna si arricchisce di una nuova medaglia d’onore per i deportati e internati. L’importante riconoscimento è stato conferito alla memoria di Vittorio Mondazzi, giovane decoratore e poliglotta del centro peligno, internato dai nazifascisti e morto per la liberazione dell’ex Jugoslavia. La cerimonia si è tenuta nella Villa comunale dell’Aquila. L’onorificenza è stata consegnata dalle mani del prefetto Francesco Alecci in quelle di Marica Di Pillo, nipote di Maria, sorella di Vittorio. Con lei erano presenti Vittorio Saia, Giovanni Mondazzi, Mariassunta ed Ezio Di Pillo, nipoti del decorato. Un messaggio di felicitazioni è stato inviato dal fratello di Vittorio, Panfilo che vive a New York e dai suoi figli Anna, Jean Paul, Robert, Maikol. Molte le autorità presenti tra cui il presidente della Provincia e sindaco di Pratola, Antonio De Crescentiis e Giacomo De Fanis dei giovani comunisti. Insieme per rendere onore a una storia dall’alto valore civile e riportata alla luce dal preside Ezio Pelino, dallo storico Riccardo Lolli, entrambi presenti alla cerimonia e dal professore di Pratola, Edoardo Puglielli, tra i primi a interessarsi alla vicenda del decorato. Vittorio Mondazzi, nato a Pratola è vissuto a Roma e Milano dove dirigeva una fabbrica. Chiamato alle armi, si trova nell’isola di Rodi durante il drammatico periodo dopo i fatti dell’8 settembre 1943.

Rifiuta di collaborare con i nazisti e per questo viene internato in un campo di concentramento in Croazia da dove per fortuna riesce a fuggire. Riacquistata la libertà si unisce alla brigata Garibaldi.

Ferito in uno scontro a fuoco con i nazisti fu ricoverato nell’ospedale di Lipik, in Croazia dove mprì il 6 maggio 1945 a soli 32 anni.

Sepolto nel cimitero di Pakrac, nella Slavonia, si è chiesto il trasporto della salma nella sua terra natale.

Federico Cifani

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