Precari alla LFoundry, stop dai sindacati

Di Francesco (Cgil): «Sono 250 quelli con i contratti in scadenza, la metà dei lavoratori in produzione»
AVEZZANO. I lavoratori LFoundry chiedono alla proprietà «un atto di responsabilità sociale nei confronti dei precari». Sono in corso in queste ore le ultime assemblee nell’azienda più grande della provincia dove si producono memorie volatili e sensori d’immagine. Tra i 1.400 dipendenti ci sono 250 persone con contratto a tempo determinato che lavorano nella produzione del sito. Proprio del loro futuro si sta discutendo in queste ore, alla luce del ruolo determinante che ricoprono. «La situazione all’interno dello stabilimento è diventata insostenibile», commenta Diego Di Francesco, rsu Fiom-Cgil e Nidil-Cgil, «i numeri sono tra i più alti della regione, ormai la metà dei lavoratori in produzione è composta da lavoratori in somministrazione, circa 250. È arrivato il momento di richiamare LFoundry alla sua responsabilità sociale su questo territorio. Il lavoro in somministrazione è uno strumento usato in maniera distorta. Questo scenario non offre alcuna garanzia per il futuro, neanche ai lavoratori diretti». Secondo Chiara Pupi, segretaria organizzativa Uil Temp Abruzzo «le assemblee che si stanno svolgendo in questi giorni rappresentano una grande dimostrazione di unità sindacale per ribadire un concetto basilare alla base della lotta contro la precarietà che il sistema lavoro ha creato negli ultimi 20 anni: la definizione di un sano confronto tra le parti sociali che porti stabilità e dignità al lavoro. La somministrazione deve essere uno strumento utile, come previsto dalle normative contrattuali di settore e legislative vigenti in materia, per ottenere le stabilizzazioni, e non può essere utilizzato dalle imprese per incentivare politiche di precarizzazione». I lavoratori, riuniti in questi giorni, chiedono quindi all’azienda di «impegnarsi per stabilizzare i precari».
«Ringraziamo tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori diretti e somministrati che stanno partecipando e le rsu di stabilimento per aver condiviso questo percorso», conclude Erica Di Stefano, Felsa-Cisl, «aspettiamo la fine della tornata assembleare fiduciosi di aprire un tavolo dove si possa affrontare una discussione sul futuro dei lavoratori somministrati alla luce del futuro dello stabilimento». (e.b.)

