Precipita per 400 metri, muore alpinista

2 Gennaio 2024

Il 58enne Pecoraio è scivolato sul ghiaccio e caduto in un dirupo. Il turista romano stava tornando da Pizzo Cefalone

L’AQUILA. Gli appassionati della montagna che a San Silvestro si erano riuniti sul Gran Sasso l’hanno capito subito, dal rumore degli elicotteri del 118 e dei vigili del fuoco che sfidavano vento e nebbia. Poi i timori si sono materializzati con la conferma del ritrovamento del corpo senza vita di Marco Pecoraio, che ha gettato tutti nel dolore.
Ancora una tragedia sul Gran Sasso, dunque. L’alpinista romano di 58 anni è morto dopo essere precipitato per quasi 400 metri mentre tentava di tornare a Campo Imperatore da Pizzo Cefalone, sul versante aquilano del massiccio appenninico.
L’ERRORE FATALE
E L’ALLARME
L’uomo, appassionato di montagna e pare ben equipaggiato, era partito la mattina proprio da Campo Imperatore. Secondo la prima ricostruzione dei soccorritori, durante il viaggio di ritorno sarebbe scivolato su una lastra di ghiaccio nel tratto a oltre 2.500 metri da Pizzo Cefalone a Monte Portella, uno dei passaggi più pericolosi del trafficato percorso di montagna. Quindi la caduta, giù lungo un dirupo scosceso. Erano le ore 13 del 31 dicembre.
Immediato l’allarme, lanciato dall’amico 47enne, G.F., anche lui romano, che era con Pecoraio. Subito si sono attivati il Soccorso alpino e speleologico d’Abruzzo, il Soccorso alpino della guardia di finanza e i vigili del fuoco. I soccorritori sono stati portati in quota con gli elicotteri: così sono partite le ricerche del 58enne, non senza difficoltà a causa delle condizioni meteo avverse. Mentre l’amico è stato portato subito in salvo.
IL RITROVAMENTO
E IL RECUPERO
L’escursionista è stato ritrovato dopo poco dopo le 17, a circa 400 metri più in basso rispetto al sentiero che stava percorrendo con l’amico. Non c’era già niente da fare: troppo gravi i traumi riportati nell’incidente.
Impossibile, però, trasportare la salma giù dalla montagna al buio e nel maltempo. Per questo i soccorritori hanno adagiato il corpo su una barella e poi lo hanno spostato in un luogo più riparato dal vento e dalle intemperie, così da poter restare sul posto per la notte.
Ieri mattina sono ripartite in piena sicurezza le operazioni di recupero da parte dei tecnici e dei soccorritori, completate in poche ore. In giornata è arrivato il nulla osta della Procura dell’Aquila per la riconsegna della salma alla famiglia.
ESCURSIONISTI
IN LUTTO
Se la notizia della tragedia ha cominciato a circolare immediatamente tra gli appassionati presenti domenica sul Gran Sasso, a dare un nome e un volto alla vittima è stata la sorella Patrizia, tramite un messaggio pubblico sui social: «Fratello mio, non riesco a crederci. Che ci facevi lassù?». Poi ancora: «Non meritavi di morire così. Spero che ora tu sia sereno».
In centinaia hanno quindi invaso i social per sciare messaggi di ricordo e di cordoglio. «Mi dispiace tantissimo, lo conoscevo da quando eravamo ragazzini», scrive una conoscente. «Una delle persone più gentili che abbia mai conosciuto», aggiunge un’amica di Pecoraio tra i messaggi.
Poi gli appassionati di montagna come lui, una grande famiglia scossa dall’ennesima tragedia avvenuta tra le vette del Gran Sasso. «Siamo saliti a Campo Imperatore e abbiamo visto, oltre al tempo avverso, tanti soccorritori al campo. Abbiamo sperato per il meglio, ma purtroppo non sempre le cose vanno come dovrebbero. Voglio credere se ne sia andato facendo la cosa che amava», scrive un’escursionista che si trovava lì vicino domenica. «Eravamo sul luogo, riscendendo dal Corno Grande abbiamo visto l’elicottero alzarsi e abbiamo capito che era successo qualcosa. Riposa in pace, fratello amante della montagna come noi», il pensiero di un altro appassionato della montagna.
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