Premio agli alpini per l’impegno post-sisma

La consegna della croce d’argento al merito dell’Esercito per il Nono Reggimento chiude la sfilata e i tre giorni di raduno
L’AQUILA. Gli ingredienti per una bella giornata di festa c’erano tutti: il cielo azzurro appena velato qua e là da un leggerissimo strato di nuvole, la temperatura calda ma sopportabile, i colori vivaci (tra cui naturalmente quelli della bandiera nazionale), un centro storico cittadino come un salotto ben arredato se pur con qualche “divano” ancora in attesa di sistemazione, il calore di tanti aquilani plaudenti che hanno affollato il Corso sin dalla Fontana luminosa. E poi loro, gli alpini: tanti, disciplinati, carichi di passione per una città che dieci anni fa era in macerie e in ginocchio e oggi trovano vogliosa di rialzarsi. Le penne nere giunte da tutta Italia per il 3° raduno del Battaglione alpini L’Aquila hanno chiuso (anche se a fine mese ci saranno ancora i ricercatori ad animare il cuore del capoluogo) un’estate ricca di eventi: i Cantieri dell’immaginario, la Perdonanza, il jazz. Sono serviti a qualcosa? Certamente hanno ricordato agli aquilani, impegnati a coltivare per gran parte dell’anno i propri egoismi, che esiste un contenitore-comunità che ha bisogno di cura e attenzione. Anche per questo gli organizzatori hanno deciso di far svolgere i momenti clou dell’evento a Collemaggio, sia nel piazzale che nella basilica.
IL RICORDO. La giornata è iniziata alle 9 con la commemorazione del maresciallo Luca Polsinelli caduto a Kabul il 5 maggio 2006. Alla presenza del padre di Polsinelli, il sindaco Pierluigi Biondi affiancato dai vertici Ana e dalle autorità militari, ha deposto una corona al cippo che ricorda il sacrificio del giovane militare, cippo che si trova davanti all’ex caserma Rossi dove tanti alpini presenti ieri hanno passato l’anno di leva.
IL CORTEO. Sul viale Gran Sasso ogni penna nera ha preso posto dietro al cartello della compagnia nella quale era stato inquadrato a suo tempo. Strette di mano, saluti: “ma anche tu stai qui”, “di che compagnia eri”, “ti ricordi quando ci chiudevi l’acqua calda e ci facevi gelare sotto la doccia?”, “i giovani d’oggi dovrebbero fare un po’ di naia”, “ah, ma sei tu sei quel sergente rompiscatole!” e via discorrendo. Fernando Vaccarelli, uno dei motori dell’organizzazione del Raduno, con un microfono portatile ha dettato le “regole” del corteo: in fila per cinque, stare al passo (svelto ma non troppo), marciare in silenzio, evitare “tamponamenti” tra una fila e l’altra rispettando le distanze. I tamburi hanno scandito il ritmo e le fanfare hanno dato brio al lungo serpentone. Una voce ogni tanto rompeva l’apparente calma in cui tutto si è svolto con ripetuti: viva gli alpini, viva le donne, viva gli uomini, viva L’Aquila, viva l’Italia. E forse anche qualcosa di altro che sul taccuino non ha trovato spazio. Nel piazzale di Collemaggio ad attendere le penne nere le autorità civili, militari e religiose come si scrive sempre per evitare lunghi e noiosi elenchi.
LA CROCE D’ARGENTO. Poco dopo le 11 è iniziata la cerimonia solenne di conferimento della Croce d’Argento al merito dell’Esercito alla bandiera di guerra del Nono Reggimento Alpini “per le numerose attività di soccorso alla popolazione civile nel Centro Italia colpite da tragiche calamità naturali. Coriacea compagine che, fedele al motto “d’aquila penne, ugne di leonessa”, operava strenuamente, profondendo le migliori energie per alleviare le sofferenze dei connazionali, contribuendo significativamente ad accrescere il lustro e il prestigio dell’Esercito”. Ad “appuntare” l’onorificenza è stato il vicecomandante delle truppe alpine dell’Esercito, il generale di divisione Marcello Bellacicco. Durante la cerimonia (“guidata” dal tenente colonnello Pietro Piccirilli e da Carlo Gizzi con la “supervisione” di Massimo Alesii) ha preso la parola il sindaco: «Tutti noi siamo riconoscenti», ha detto Biondi, «per l’azione che, quotidianamente, gli alpini hanno svolto e svolgono ancora per proteggere e tutelare le nostre strade dai pericoli del terrorismo e le popolazioni in difficoltà nelle zone complesse del pianeta o in aree colpite da calamità naturali. L’Aquila ha un rapporto ancora più intenso con loro, legato allo straordinario lavoro svolto dopo il tragico terremoto del 2009, che identifica in chi indossa la divisa da alpino un amico, ancor prima che un uomo di Stato».
LE BANDIERE. La cerimonia sul piazzale si è chiusa con la spettacolare esposizione (grazie a una carrucola) della bandiera italiana, esposizione annunciata dai fumogeni sulla torre a fianco alla facciata della basilica. Sotto c’era la mega bandiera da 99 metri dell'associazione “Jemo ’nnanzi”.
IL COMITATO. Il presidente del comitato organizzatore del Raduno, Gian Paolo de Rubeis, nella basilica di Collemaggio prima della messa celebrata dal cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi affiancato dal Nunzio Orlando Antonini, ha ringraziato «con particolare affetto i componenti della prima e seconda zona Ana sezione Abruzzi, che hanno voluto concedermi l’onore di presiedere il Comitato, impegnati a realizzare il denso programma di queste giornate vocate al centenario della Prima Guerra mondiale di cui quest’anno terminano le celebrazioni. Abbiamo sfilato insieme per le vie di una città che sta tornando alla vita, e lo abbiamo voluto fare con tutte le Associazioni combattentistiche riunite, per non dimenticare gli effetti drammatici e le atrocità del conflitto e per ricordare che grazie all’unità e alla partecipazione di tutte le Armi, vi fu nella storia d’Italia con la Grande Guerra un momento cruciale di formazione dello Stato e della sua identità nazionale».
L’OMELIA. Il cardinale ha reso omaggio agli alpini sottolineando gli importanti valori che li ispirano e ha ricordato una frase di Giovanni Paolo II, che stimava molto le penne nere, sulla cosiddetta «pedagogia della volontà».
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