Premio Borsellino in città Maresca parla della mafia

L’AQUILA. Due tra i più noti magistrati italiani all’Aquila per “condannare” la mafia. L’appuntamento è in programma oggi e domani in occasione del Premio nazionale Paolo Borsellino, che quest’anno,...
L’AQUILA. Due tra i più noti magistrati italiani all’Aquila per “condannare” la mafia. L’appuntamento è in programma oggi e domani in occasione del Premio nazionale Paolo Borsellino, che quest’anno, in occasione della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, vede L’Aquila come città protagonista. Oggi alle 11 Catello Maresca, magistrato con all’attivo un’esperienza nella Direzione distrettuale antimafia, già sostituto procuratore nella procura generale di Napoli, presenterà il suo libro “La banalità della mafia. L’educazione civica raccontata ai ragazzi”. Protagonista delle principali inchieste contro la mafia casalese e docente di Procedure di contrasto alla criminalità organizzata all’Università degli studi della Campania, Maresca parteciperà all’incontro insieme al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, e al giornalista Leonardo Nodari, delegato del Premio. Domani, sempre alle 11, invece, sarà celebrata la Giornata della memoria con una serie di testimonianze. In questa occasione il prefetto dell’Aquila Cinzia Teresa Torraco, il magistrato Giuseppe Ayala, componente del pool di Palermo e collega e amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il sindaco Biondi, la presidente della Corte d’Appello dell’Aquila Fabrizia Francabandera e la presidente dell’Associazione nazionale magistrati abruzzese (Anm) Roberta D’Avolio incontreranno gli studenti per una riflessione condivisa sul tema della legalità. Gli incontri sono legati alla Giornata della memoria ideata dall’associazione Libera. «Il 21 marzo di ogni anno, dal 1996, tutte le città del nostro Paese si riuniscono il primo giorno di primavera in un grande abbraccio per ricordare le vittime delle mafie», spiega l’Agenzia governativa per la coesione territoriale, «è forte e condivisa la necessità di costruire una memoria comune partendo dalle persone, dai loro nomi, dalle storie delle vittime delle stragi, del terrorismo e del dovere, da chi ha combattuto le mafie a viso scoperto e non si è fatto intimidire da minacce e ricatti».

