Premio Esposito, ombre sui contributi concessi

La Procura accende i riflettori su una delibera firmata quattro mesi dopo: «Hanno fatto risultare una data diversa rispetto a quella di redazione dell’atto»
CELANO. Una delibera di giunta per il premio letterario “Vittoriano Esposito”", firmata quattro mesi dopo, al fine di concedere il contributo agli organizzatori dell'evento. È quanto emerge nell'inchiesta della procura di Avezzano sugli appalti al Comune di Celano che ha portato all'arresto, tra gli altri, del sindaco Settimio Santilli e del suo vice Filippo Piccone. Nella vicenda della delibera irregolare è rimasto coinvolto l’allora vicesindaco Ezio Ciciotti, oltre al segretario comunale e a due funzionari. I fatti risalgono a settembre del 2017. Secondo l’accusa, Ciciotti e il segretario Giampiero Attili, avevano attestato di conferire un contributo di 12mila euro alla casa editrice organizzatrice del premio previsto per il 24 settembre all’Auditorium. In realtà, secondo l’accusa, gli organizzatori avevano iniziato già da prima a preparare l’evento su incarico verbale del vicesindaco. Sempre secondo l’accusa Santilli, con il segretario comunale e le funzionarie Daniela Di Censo ed Erica Cerasani, «facevano risultare una data difforme da quella di effettiva redazione». Le due funzionarie, secondo le indagini, avrebbero predisposto la bozza della delibera e il segretario l’avrebbe modificata, sottoscrivendola insieme al sindaco. La presunta falsificazione sarebbe avvenuta a febbraio del 2018. In particolare, sempre secondo le indagini, l’organizzazione del premio era stata prevista in una delibera (la numero 197 del 9 settembre) adottata solo 15 giorni prima. Il contributo era stato richiesto al vicesindaco Ciciotti e non al sindaco e all’assessore competente, come previsto nel regolamento. Non c’era però traccia, nella documentazione, della procedura acquisita agli atti. È emerso, infatti, che la delibera era stata confezionata solo dopo l'evento, allo scopo di sanare la posizione della casa editrice che aveva organizzato tutto sulla parola. Dall’acquisizione dei carabinieri è emerso che la delibera era stata pubblicata solo il 4 ottobre e addirittura, quattro mesi dopo, l’8 febbraio, la dirigente Daniela Di Censo aveva detto a un impiegato di ricordarsi di sbrigare quella pratica. Lo stesso giorno Attili, nel suo ufficio, parlando con un’impiegata diceva che la delibera non era stata mai formalizzata e appariva contrariato e non disposto a sistemare la cosa. Impiegata: «non c’è traccia segretà, Daniela (Di Censo) ha detto che loro gliel'hanno mandata... è stata... so' accordi in termini». Attili: «Lo scrivi. E se pigliano la responsabilità. E ce metti parere contrario. Io c’ho già dei problemi». Le altre intercettazioni, registrate lo stesso giorno, confermerebbero l’ipotesi investigativa, ossia che la delibera in realtà non era stata mai approvata dalla giunta. Attili più volte, difatti, secondo quanto emerge nell'ordinanza, si era detto contrariato dalla questione, sottolineando anche la sproporzione dei contributi destinati al componente e al segretario della giuria: tremila euro a testa. Somma identica a quella dell’intero montepremi assegnato per i vincitori del concorso. In un’altra intercettazione tra Attili e un’impiegata dicevano espressamente che lo stesso vicesindaco si sarebbe messo «in saccoccia» duemila euro, alludendo probabilmente al fatto che lo stesso, negli anni precedenti, compreso il 2017, aveva fatto parte della commissione. Oggi, davanti al gip Maria Proia, riprenderanno gli interrogatori. Sarà ascoltato anche il dirigente Valter Specchio.
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