Prescrizioni: è caos ma in Abruzzo sono in forte calo

2 Febbraio 2020

L’AQUILA. «L'estrema vivacità del dibattito sulla riforma della prescrizione ha accentuatola visibilità delle posizioni più radicalmente contrarie o favorevoli alla riforma, lasciando in ombra quelle...

L’AQUILA. «L'estrema vivacità del dibattito sulla riforma della prescrizione ha accentuatola visibilità delle posizioni più radicalmente contrarie o favorevoli alla riforma, lasciando in ombra quelle che propongono una conciliazione delle finalità». Questo il commento della presidente della Corte d'Appello Fabrizia Francabandera, su uno dei temi più dibattuti tra operatori della giustizia, «Le prime, fatte proprie dall'intera avvocatura, che ha deliberato più volte in segno di protesta l'astensione dalle udienze», spiega Francabandera, «addebitano alla nuova normativa gravi e concreti rischi per la libertà dei cittadini, costretti a subire processi infiniti (si è parlato addirittura di ergastolo processuale); le seconde, al contrario, la indicano senz'altro come la soluzione miracolosa dei problemi della giustizia italiana. Entrambe, secondo alcuni studiosi, mostrano di confondere le due diverse patologie dalle quali è affetto il sistema penale in Italia, patologie che solo occasionalmente si incrociano: l'alto numero delle prescrizioni che si verifica a processo in corso, in particolare in fase di appello; la durata media dei procedimenti penali, spesso ritenuta eccessiva». Il magistrato sottolinea che «la nostra Corte di Appello, grazie all'impegno dei colleghi e ad una più attenta organizzazione e programmazione del lavoro, negli ultimi anni ha occupato una posizione mediana, avendo pronunciato sentenze di prescrizione, in genere per reati non prioritari, nella misura media del 20%; quest'anno la percentuale è scesa ulteriormente, intorno al 14%, e contiamo di ridurla ancora, fino, se possibile, ad azzerarla, tanto più che per i reati commessi dall'agosto 2017 possiamo avvalerci del maggior tempo concesso dalla riforma Orlando. Le Corti di Appello, dunque, saranno gli uffici che direttamente dovranno confrontarsi con la nuova normativa, ma ciò avverrà non prima di diversi anni (almeno cinque per le contravvenzioni commesse nei giorni scorsi, almeno sette e mezzo per i delitti meno gravi), quando potremmo trovarci a trattare processi nei quali questo tempo è decorso dopo la sentenza di condanna in primo grado e prima che sia possibile definire l'appello».
GLI AVVOCATI. Il portavoce della Camera penale aquilana, Gianluca Totani, ha osservato che «il 2019 avrebbe dovuto essere l’anno dell’epocale riforma del processo penale, quella che era stata indicata quasi come condizione sospensiva all’entrata in vigore della sciagurata legge che elimina la prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Sapevamo di essere di fronte ad un sostanziale bluff .Ciò che rifiutiamo in radice sono i gratuiti attacchi alla funzione difensiva descritta di recente - anche da esponenti di vertice della magistratura - come meramente parassitaria e speculativa. Sono messaggi pericolosi quelli che stanno arrivando e richiedono nette prese di distanza».
«Contro questa riforma», ha detto Maurizio Capri, presidente dell’Ordine distrettuale degli avvocati, «stiamo protestando fortemente e continueremo a farlo nella speranza di essere ascoltati. Anche in altri settori il legislatore non ha brillato come per la riforma della legge fallimentare». (g.g.)
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