Presidi e studenti divisi sui telefonini in classe

17 Febbraio 2018

La Fracassi: «Ottimi per la ricerca, opportuni corsi sull’utilizzo consapevole» Rodorigo: «Danno origine a distrazione, da noi previste ammonizioni» 

AVEZZANO. Telefonini in classe? Non tutti sono d’accordo, anche fra i dirigenti scolastici e gli studenti. La proposta avanzata dalla ministra Valeria Fedeli sull’uso dei dispositivi elettronici raccoglie pareri discordanti. I dirigenti in particolare sono per stabilire limiti e regole per l’utilizzo delle nuove tecnologie, che restano a discrezione dei docenti.
Il ministero si è impegnato a stilare un decalogo per regolare l’uso corretto degli smartphone. Tra i punti, emerge il bisogno di accettare il cambiamento tecnologico, condividere la sperimentazione e spiegare i motivi dell’uso alle famiglie. Una circolare del 15 marzo 2007, firmata dall’allora ministro Giuseppe Fioroni, aveva bandito in modo netto l’utilizzo dei cellulari e di altri dispositivi elettronici a scuola. Ma la rivoluzionaria proposta della ministra Fedeli suscita quindi, tra dirigenti e studenti, opinioni divergenti.
«In molte scuole, l’uso dei cellulari in classe è già consentito», ricorda Corrado Dell’Olio, preside dell’Istituto Galilei, «e ciò avviene anche nella nostra scuola. L’uso dei cellulari potrebbe arricchire il bagaglio didattico e culturale dei ragazzi, invece di impoverirlo. È però importante che non se ne faccia un’interpretazione strumentale, tenendo comunque presente che il ministero vorrebbe autorizzare l’uso dei cellulari, ma per uno scopo puramente didattico».
Alla dichiarazione di Dell’Olio segue quella della preside dei licei Torlonia e Bellisario, Annamaria Fracassi: «I cellullari possono essere ottimi dispositivi come strumento di ricerca, anche se presentano diversi rischi nel loro utilizzo. Sarebbe opportuno, quindi, organizzare dei corsi per rendere consapevoli i ragazzi di tutto ciò a cui possono andare incontro. Infatti, l’uso degli strumenti elettronici, deve essere appropriato, nel rispetto delle norme e, soprattutto, deve essere utile per la crescita professionale degli alunni».
Francesco Gizzi, preside dello Scientifico, «Ho già fatto una direttiva che riprende le indicazioni del Ministero. Ciò, però, non vieta ai docenti di consentire agli alunni l’uso dei cellulari in classe, a scopo esclusivamente didattico. In linea generale, mi attengo, comunque, alle indicazioni del Ministero».
Anche Paola Angeloni, dirigente dell’Agrario Serpieri, non è contraria all’uso dei dispositivi elettronici a scuola e ribadisce: «La questione deve essere gestita con criterio e attenzione».
Al contrario, la preside Rossella Rodorigo del Liceo delle Scienze umane Croce, esprime il suo dissenso: «Lo smartphone a scuola? No! Anche se si può condividere l’opinione della ministra Fedeli sull’importanza della valenza didattica del mezzo tecnologico, c’è da obbiettare che, purtroppo, l’uso che ne fanno gli alunni, non è propriamente quello. Dà sicuramente origine a distrazione e disturbo. Inoltre, il regolamento di istituto, prevede ammonizioni per coloro che fanno uso di tale mezzo».
Anche i ragazzi hanno espresso la loro opinione al riguardo.
Il rappresentante d’istituto dello Scientifico, Lorenzo Macera, dichiara: «Sono pienamente d’accordo con l’utilizzo degli smartphone per uso didattico nelle scuole, viviamo ormai nell’epoca della rivoluzione tecnologica e i regolamenti scolastici che proibiscono l’uso di questo potente mezzo d’informazione, dovrebbero essere riadattati ai bisogni degli studenti consentendone l’uso durante le lezioni». Chiara D’Ovidio, rappresentante dell’Agrario Serpieri, sostiene: «Sono d’accordo con l’uso del cellulare nelle classi. Potrebbe aiutare i ragazzi per approfondire alcuni argomenti. Per il nostro istituto agrario, sarebbe molto utile per approfondire diversi problemi e caratteristiche di piante e animali, non presenti nei libri di testo. Il tutto deve avvenire in maniera controllata».
Il rappresentante del Liceo Classico, Stefano Palleschi, sottolinea: «Credo personalmente che questa normativa apra la strada per una nuova esperienza scolastica. L’utilizzo dei cellulari può avere un esito molto positivo per l’apprendimento, in quanto Internet apre un mondo di informazioni. Insegnare ai ragazzi a utilizzare il cellulare per l’apprendimento può stimolarli nell’utilizzo intelligente di questi dispositivi anche a casa. Viviamo in un’era in cui la diffusione dei dispositivi elettronici si fa sempre più grande e l’attuazione della normativa può rappresentare un punto d’incontro tra mondo cartaceo e digitale».
Su una linea contraria si presentano le opinioni di Fabio Ciccarelli e Francesco Cinosi, studenti del Torlonia. «A me sembra», dice Ciccarelli, «che la ministra voglia sopperire alla carenza tecnologica delle scuole italiane concedendo il permesso di usare il cellulare, ma questo non è accettabile: servono più investimenti. Si prenda come esempio il sistema scolastico norvegese: le scuole sono intrise di tecnologia, ma i telefonini sono vietati».
Cinosi, invece, pone l’accento su come la nostra generazione venga spesso rimproverata dai docenti per l’uso improprio della tecnologia: «Le ore a scuola devono essere dedicate alla cultura e i cellulari sono solo elemento di distrazione».
Opinioni discordanti sull’argomento, dunque.
Per ora la Fedeli afferma: «Il 15 settembre partirà un gruppo di lavoro con i migliori esperti del Paese per rivedere le indicazioni nazionali e intervenire su cosa i nostri studenti studiano a scuola».
Arianna Agresti
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