Preso l’Arsenio Lupin di chiese e monasteri

Individuato ad Avezzano dove ufficialmente lavorava come tuttofare: deve scontare 5 anni e 8 mesi
AVEZZANO. Il ladro sacrilego, l’Arsenio Lupin di chiese e monasteri alla fine è stato arrestato, tradito da un’impronta palmare, lasciata su un leggio di un altare di un monastero benedettino e da un telefono cellulare che aveva rubato in un appartamento di Ascoli Piceno. Fino a quel momento non aveva mai lasciato traccia: era diventato un vero e proprio rompicapo per le forze dell’ordine. Ma i carabinieri della stazione di Avezzano, al comando del luogotenente Bruno Tarantini, hanno messo fine alle sue scorribande per i monasteri del centro Italia. Ivan Bogdan Adrian, romeno di 29 anni, residente ad Avezzano – dove come attività svolgeva quella di tuttofare, manovale edile, ma anche falegname e uomo di fatica – è ritenuto responsabile di numerosi furti nei luoghi sacri – in particolare delle Marche – da dove ha sottratto, a monaci e suore, denaro in contanti per migliaia di euro, ma anche attrezzature elettroniche, come iPhone e iPad. Per questi furti è stato già condannato, ma non ha mai finito di scontare un accumulo di pena quantificato in 5 anni e 8 mesi di reclusione. La procura della Repubblica di Ascoli Piceno, pertanto, ha emesso un’ordinanza di carcerazione, che i carabinieri hanno eseguito nella sua abitazione di Avezzano. Uno dei furti più rocamboleschi, di cui si sarebbe reso protagonista, ad Ascoli Piceno, lo aveva compiuto nell’ottobre del 2014, al convento delle suore di Sant’Onofrio. Si era arrampicato sul tetto dell’edificio e dopo aver infranto il vetro del lucernario si era introdotto nell’ufficio del convento asportando 7mila euro. A distanza di una settimana era tornato nello stesso ufficio per sottrarre un computer e un cellulare. Poi aveva colpito la sagrestia della chiesa del Santissimo Crocifisso da dove aveva portato via 600 euro raccolti dalle elemosine. Erano intervenuti gli agenti del Ris di Roma che avevano rilevato un’impronta palmare, che è risultata fondamentale per la sua identificazione. Ad Ascoli, inoltre, non aveva disdegnato nemmeno una gelateria e un appartamento in via Treviri. Qui aveva rubato anche un cellulare: un altro errore che gli è risultato fatale poiché ha avuto la pessima idea di inserire nello smartphone rubato la scheda del suo cellulare. Un gioco da ragazzi per i carabinieri quello di localizzarlo. Il romeno è difeso dall’avvocato Antonio Pascale. Dario Pallotta
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