Preso l’autore della tentata violenza

Finisce in trappola anche il gambiano di 20 anni che era ricercato dalla polizia, mercoledì in 4 erano finiti in manette
L’AQUILA. È stato arrestato all’alba di ieri dalla Squadra Mobile, sezione criminalità straniera, in collaborazione con l’Ufficio Stranieri della questura, Gibrill Sanneh, 20enne originario del Gambia, coinvolto nell’operazione denominata “Papavero”.
SI tratta del blitz che due giorni fa ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari, quattro in carcere e quattro divieti di dimora nella provincia dell’Aquila, nei confronti di altrettanti extracomunitari richiedenti asilo politico con l’accusa, a vario titolo, di violenza sessuale, rapina, ricettazione e spaccio di droga.
Il giovane era latitante da almeno 24 ore e il giudice per le indagini preliminari Guendalina Buccella ha emesso una declaratoria di latitanza, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Stefano Gallo titolare dell’inchiesta, delegando gli investigatori della squadra Mobile, diretta da Tommaso Niglio, alla cattura del 20enne.
Il giovane, secondo l’accusa, è la figura chiave delle indagini della squadra Mobile perché dalla rapina e tentata violenza sessuale di cui si è reso protagonista nel 2017, si è arrivati a scoprire un sodalizio criminale costituito da extracomunitari richiedenti asilo domiciliati in comunità dell’Aquila, Avezzano e Sulmona dediti allo spaccio di droga, ai furti e alla ricettazione.
In particolare il gambiano, arrivato all’Aquila nel 2016, nella notte del 17 novembre 2017 ha rapinato e tentato di violentare una ragazza aquilana mentre rientrava a casa.
In seguito all’episodio criminoso, accaduto in via Monte Velino, nei pressi della comunità che lo ospitava, il giovane ha lasciato immediatamente il capoluogo abruzzese e si è rifugiato dapprima in Spagna. Successivamente è rientrato in Italia, a Roma, nascondendosi in località Santa Palomba.
Nel frattempo l’uomo, all'oscuro delle indagini e pensando di aver fatto perdere le proprie tracce, ha anche presentato alla questura dell’Aquila l’istanza del rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che la Commissione per i rifugiati gli ha rigettato perché arrestato il 30 giugno del 2017 nella Capitale per spaccio di sostanze stupefacenti. Ieri l’ultimo atto della sua permanenza in città con l’arresto.
Il giovane è accusato di aver aggredito alle spalle, di notte, una giovane aquilana che stava rientrando a casa, afferrandola per la gola e trascinandola all’interno di un fabbricato inagibile dicendole “Se urli perdi la vita”.
Puntandole alla gola un oggetto, l’uomo si impossessava del contenuto del suo zainetto (portafogli con documenti e carta di credito) e la toccava più volte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

