Prete contro vescovi per il nuovo Padre nostro

Il canonico Medina (noto per le sue posizioni tradizionaliste): «Troppi cambiamenti nella Chiesa»
PIZZOLI. L'assemblea generale straordinaria della Cei (Conferenza episcopale italiana) pochi giorni fa ha approvato una nuova traduzione del Messale dando quindi il via libera alla modifica della preghiera del Padre Nostro. Scompare la dizione «non ci indurre in tentazione» che viene sostituita da «non abbandonarci alla tentazione». Cambia anche il Gloria: le parole «pace in terra agli uomini di buona volontà» vengono sostituite da «pace in terra agli uomini amati dal Signore». Una modifica che fa già discutere fedeli e sacerdoti. Nell’ultimo numero del settimanale della parrocchia di San Lorenzo Martire in Marruci, il parroco don Mauro Medina (noto per le sue posizioni tradizionaliste) esce allo scoperto e dedica tutta la prima pagina alla questione riportando un lungo articolo di Stefano Fontana, che don Mauro così introduce: «Si stanno facendo troppi cambiamenti nella Chiesa che disorientano e angosciano. Lo vediamo nella modifica del Padre Nostro – che anche io continuerò a recitare come prima – ma anche a Messa. Ognuno si comporta come meglio crede. Invece l’unità del rito esprime l’unità della Chiesa». Nell’articolo di Fontana (che evidentemente don Mauro Medina condivide in toto) il concetto viene chiarito meglio: «Molti amici e conoscenti mi dicono che non reciteranno la nuova formula del Padre Nostro ma continueranno con le parole tradizionali: non ci indurre in tentazione. I vescovi italiani hanno approvato la nuova versione durante la loro assemblea generale, ma ci saranno dei fedeli – pochi o tanti che siano – che non si atterranno alle nuove disposizioni. Perché? Per molti motivi: perché si stanno facendo troppi cambiamenti nella Chiesa che disorientano e in qualche caso angosciano, perché molti teologi e filologi dicono che il cambiamento non è giustificato e anzi è controproducente, perché i vescovi in questo momento non brillano per autorevolezza e così via». Questa nuova divisione, secondo quanto appare sulla prima pagina della Lucciola «si aggiungerà alle tante già presenti». Ecco gli esempi fatti nell’articolo in questione: «Durante la consacrazione c’è chi rimane in piedi e chi si inginocchia. Tra coloro che si inginocchiano la maggior parte si rialza alle parole “annunciamo la tua morte e la tua resurrezione” e un’altra parte, più esigua ma non insignificante in alcune zone, rimane inginocchiata fino alla grande preghiera sacerdotale: “Per Cristo, con Cristo e in Cristo”. Nell’accedere alla Comunione c’è chi prende l’Ostia consacrata in mano, chi la prende in bocca, ma rimanendo in piedi e chi la prende in bocca, ma inginocchiandosi. Durante la recita del Padre Nostro molti hanno preso l’abitudine di aprire le braccia come fa il sacerdote sull’altare in atteggiamento orante, mentre molti altri non lo fanno. Spesso alle preghiere dei fedeli si invita a pregare per cause molto improprie e qualcuno non si associa alla preghiera».
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