Prevenzione e terremoto in un volume di Panone

L’AQUILA. In occasione dei 12 anni dal terremoto arriva in libreria un volume dell’ingegner Claudio Panone dal titolo “Eppur si muove”. Panone, come documentato dalla pagina del Centro del 6 aprile...
L’AQUILA. In occasione dei 12 anni dal terremoto arriva in libreria un volume dell’ingegner Claudio Panone dal titolo “Eppur si muove”. Panone, come documentato dalla pagina del Centro del 6 aprile 2009, nel giorno in cui ci fu la scossa devastante, aveva organizzato a Paganica un incontro per informare la popolazione sullo sciame sismico in corso e per dare indicazioni utili per la prevenzione. Purtroppo il terremoto distruttivo arrivò qualche ora prima di quell'appuntamento. «In questo lavoro», scrive Panone, «abbracciando la tematica del terremoto a tutto tondo, ho rivolto l’attenzione in particolare all’aspetto della prevenzione. Prendendo spunto dalla mia esperienza personale e professionale, ho voluto veicolare il messaggio che la prevenzione si fa in tempo di pace. Relativamente al sisma del 2009, seppure in passato ci fossero stati studi e indicazioni relativi ai rischi che correva la città, talora questi rimasero solo su carta. Neanche il trecentesimo anniversario del terremoto del 1703, che già avrebbe dovuto insegnare molto, fu colto come occasione per una riflessione e presa di coscienza. Ho, inoltre, voluto evidenziare come lo stesso sisma ha offerto, al netto dei gravi lutti e delle distruzioni, l’opportunità di ricostruire dov’era e meglio di com’era, piuttosto che com’era-dov’era. Nella fattispecie, oltre all’aspetto della necessaria mitigazione del rischio sismico, la ricostruzione avrebbe dovuto mirare anche a una rigenerazione urbana nonché all’annosamente discussa valorizzazione delle risorse del Gran Sasso e dei centri pedemontani. Se il modello scelto può essere risultato comunque efficace per la città strettamente intesa, non sta certamente funzionando per i centri storici limitrofi che, in virtù di una visione urbana entro la quale procedere alla ricostruzione, avrebbero potuto essere riqualificati e rivitalizzati al fine di rendere attuale la loro vivibilità. Al contrario, si stanno spendendo miliardi di euro per ritrovarci in futuro, intorno alla città, paesi senza anima. In definitiva, i forti terremoti italiani, purtroppo, non sono stati mai colti come occasione per offrire un futuro migliore, che non può che partire da una conoscenza del passato e da una strategica visione del futuro, aspetti che richiedono necessariamente un drastico cambiamento nel modo di pensare e di agire». Nel libro – che ha una lunga e dettagliata introduzione di Valentina Panone – si ripercorrono le tappe salienti, dalla gestione dell’emergenza alla ricostruzione, del post-terremoto dopo averlo contestualizzato nell’ambito della storia sismica del territorio aquilano. «Se l’approccio radicato di gestione delle emergenze», scrive Valentina Panone, «alimenta il meccanismo di mercato basato sul profitto immediato – quello ad esempio generato dalla produzione di container e casette una volta registrato il danno – una nuova visione, più ampia ed efficace, e a beneficio a lungo termine anche della collettività, richiede il supporto di una adeguata pianificazione politica che, in primo luogo, riguardi gli stanziamenti da dedicare agli interventi di messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio. Inoltre, non si può prescindere, anche e soprattutto, dalla costruzione dal basso di una vera e propria Cultura della sicurezza, in grado di stimolare azioni virtuose. Queste, ad ogni modo, non possono riguardare la sola percezione del rischio e i comportamenti da assumere per la tutela individuale, ma devono mirare anche al rispetto delle regole. Ciò chiama in causa, in modo più profondo, il senso civico: basti pensare a norme e sanzioni, anche severe, che oggi risultano spesso vane a causa della continua ricerca di deroghe. In definitiva, la prevenzione, oltre a costituire un impegno, deve rappresentare per l’Italia una sfida culturale», conclude Panone. (g.p.)
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