Primario a Monza, sul Covid elogia la sanità abruzzese

12 Settembre 2020

SULMONA. «Il sistema sanitario lombardo ha retto bene nell’emergenza coronavirus come del resto quello dell’Abruzzo, tra le regioni più efficienti». È il primario di Chirurgia oncologica del...

SULMONA. «Il sistema sanitario lombardo ha retto bene nell’emergenza coronavirus come del resto quello dell’Abruzzo, tra le regioni più efficienti». È il primario di Chirurgia oncologica del Policlinico di Monza, Adelmo Antonucci, che parla. Originario di Civitella Alfedena, in estate torna per un breve periodo nel suo paese per riabbracciare familiari e amici. Incoraggiante il suo paragone tra i due sistemi regionali, quello della sanità lombarda, e quello abruzzese che, nonostante criticità e difficoltà, ha saputo ben misurarsi con l’emergenza Covid-19. «Il sistema lombardo ha ben fronteggiato un’emergenza tanto grave», dice Antonucci, «lo stesso si può dire dell’Abruzzo». «Questa volta ho potuto vedere anche un buon impegno della sanità abruzzese e se qui numeri dell’emergenza non sono stati gli stessi della Lombardia anche questo è un risultato da attribuire alla capacità della popolazione abruzzese, di rispettare le regole ed è chiaro che il sistema sanitario regionale ha messo a punto le misure per affrontare un’eventuale ulteriore consistenza dei contagi. Cosicché, nel caso di un ritorno dell’emergenza, cosa a cui stiamo assistendo, credo di poter dire che il sistema sanitario d’Abruzzo sarà capace senz’altro di affrontarla nel modo più adeguato. Anche Sulmona e il comprensorio hanno avuto un numero di contagi più consistente in queste ultime settimane», precisa il primario, «ma il sistema sanitario abruzzese sta reggendo bene a questa nuova ondata pandemica».
Rassicurante il primario nelle sue conclusioni. «Non abbiamo ancora certezze e dimostrazioni concrete ma in questa seconda ondata il virus appare meno aggressivo, il numero dei contagi cresce ed è destinato ad aumentare ancora ma è ridotto il numero di persone per le quali è necessario il ricovero in ospedale. Per pochissime si rende necessario il ricovero in terapia intensiva e pochi sono quelli che rischiano la vita. Questo fatto ci conforta molto e probabilmente dovremo imparare a convivere con questo virus ancora per molto tempo». (c.l.)
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