Primo caso di contagio all’Aquila Il sindaco: le scuole restano aperte

1 Marzo 2020

Il primario di Malattie infettive, Grimaldi: non c’è allarme, la dottoressa è in via di miglioramento Il reparto è attrezzato, chiederemo all’Iss un antivirale usato sull’Hiv per accelerare la guarigione

L’AQUILA. È il primo caso accertato e ufficiale di coronavirus all’Aquila, ma non si tratta di un’aquilana, bensì di una giovane dottoressa di Brescia, che ha contratto il virus a Milano, dove è stata a stretto contatto con il fidanzato, anche lui medico ospedaliero.
Nel capoluogo d’Abruzzo, dove era venuta per sostenere gli esami di Stato per l’abilitazione medica, era in un appartamento con tre amiche, che ora sono in isolamento domiciliare, ma non presentano alcun sintomo virale. Un’altra ragazza che è stata a contatto con la dottoressa bresciana è in isolamento domiciliare a Teramo e un’altra in Veneto.
BIONDI: SCUOLE APERTE. Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha deciso di non chiudere le scuole, al contrario di altri suoi colleghi, come il sindaco di Roseto e quello di San Giovanni Teatino.
«La decisione di chiudere le scuole, secondo il protocollo ministeriale, non dipende dal sindaco, ma dal presidente della Regione, in accordo con il ministero della Salute», precisa il primo cittadino aquilano. «La situazione al momento è totalmente sotto controllo. Vediamo come si evolverà», ha aggiunto Biondi.
PARLA IL PRIMARIO. Nessun allarme, per ora, neppure dal primario dell’Unità operativa complessa (Uoc) di Malattie infettive del San Salvatore, dove è ricoverata la dottoressa positiva al Covid-19, il professor Alessandro Grimaldi.
«Per ora la situazione è totalmente sotto controllo», afferma il dirigente, «la paziente è ricoverata da noi da quattro giorni e sta migliorando. Stiamo eseguendo una terapia di supporto e chiederemo all’Istituto Superiore della Sanità (Iss) di poter intervenire con trattamenti antivirali, che in passato sono serviti anche per curare l’Hiv. Questa sigla non deve spaventare», precisa Grimaldi, «perché dopo gli interventi per l’Aids, è stato a lungo utilizzato dai colleghi dello Spallanzani proprio per intervenire su alcune malattie virali e ha risposto efficacemente. Questo eventuale trattamento, e tengo in particolar modo a precisarlo, vuol dire che per la paziente colpita dal coronavirus la guarigione può essere più rapida. È solo per questo che chiediamo di fare ricorso a questo tipo di antivirale».
«Abbiamo in isolamento anche un’altra persona, ma siamo convinti al 90% che non si tratti di coronavirus. È solo una misura cautelare. Quindi per il momento», sottolinea il professor Grimaldi, «solo un caso è stato accertato, mentre di controlli ne abbiamo fatti diversi. Per la dottoressa i risultati del terzo test sono arrivati un po’ in ritardo perché l’Iss è intasato. Ma noi avevamo già individuato il virus qui al San Salvatore, c’era solo bisogno di una conferma».
IL PIÙ ATTREZZATO. L’Uoc di Malattie infettive del San Salvatore è tra le più attrezzate della regione. «Abbiamo 10 stanze a pressione negativa: significa che tutto ciò che entra non potrà mai uscire da lì. Inoltre, abbiamo 14 ricircoli di aria ogni ora. È l’unico reparto in Abruzzo ad avere 10 stanze a pressione negativa. Altri ospedali nel Nord Italia le stanno attrezzando ora. Da noi non c’è alcuna possibilità di contagio», sostiene Grimaldi, «perché operiamo su due ali diverse del reparto: una dedicata ai pazienti normali, l’altra dedicata all’isolamento. Inoltre, i pazienti non passano per il pronto soccorso: una volta che telefonicamente è stato denunciato il sintomo, il 118 lo preleva a casa e lo porta direttamente nel nostro reparto».
LA PERICOLOSITÀ. Sulla pericolosità del coronovirus, il dirigenteribadisce quanto finora è stato ampiamente diffuso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dall’Iss: «No agli allarmismi inutili. Il coronavirus può essere pericoloso per cardiopatici e chi ha insufficienze respiratorie gravi e di base. Sui giovani la diffusione è meno severa. La paziente ricoverata da noi è un caso a parte, perché è stata a diretto contatto col fidanzato, medico a Milano. La malattia è variabile: può avere un’incubazione fino a 14 giorni. Per affermare una guarigione certa, occorrono due test negativi».
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