Primo contagiato sulmonese, è della Saca

26 Marzo 2020

Si tratta di un 56enne che da dieci giorni era a casa malato. L’azienda: la sede è chiusa, siamo in contatto con la Asl 

SULMONA. Era da una decina di giorni che non si sentiva bene. All’inizio una leggera influenza e dopo qualche giorno la febbre che si alza tanto da indurlo a telefonare al medico di famiglia, il quale gli consiglia di sottoporsi al tampone, perché i sintomi potevano essere quelli del coronavirus. Sospetti, quelli del medico, che si sono rivelati fondati. Ieri infatti è arrivato il responso del test risultato positivo al Covid-19 per un dipendente della Saca, la società a capitale pubblico che gestisce il ciclo integrato dell’acqua per conto della maggior parte dei Comuni del Centro Abruzzo e dell’Alto Sangro.
Si tratta di un 56enne, che da dieci giorni si era chiuso in casa insieme alla sua famiglia. Attualmente si trova ancora nella sua abitazione di Sulmona, in attesa delle disposizioni della Asl, che sta monitorando la situazione per poter intervenire. Ma cè anche un altro caso, questo ancora sospetto, a Sulmona: un’infermiera.
Le condizioni di salute dell’uomo non sono gravi e respira autonomamente. Appresa la positività del dipendente la Saca ha fatto sapere che già da 10 giorni l’uomo non era più al lavoro e che gli uffici dell’azienda risultano chiusi al pubblico da tempo.
«Siamo in contatto con la Asl per eventuali nuove disposizioni», afferma l’amministratore della Saca, Luigi Di Loreto. «Il cda e tutti i dipendenti sono vicini a lui e alla famiglia, certi che questo difficile momento sarà brillantemente superato. Come azienda abbiamo adottato tutte le misure finalizzate alla più ampia applicazione dello smart working, del godimento di ferie e permessi e di ogni forma di distanziamento tra i dipendenti. La Saca, da subito, ha chiuso gli uffici al pubblico e ha provveduto alla continua sanificazione dei locali».
Intanto la Asl, dopo la richiesta dei sindaci del territorio ha deciso di aumentare il numero dei controlli, disponendo il test per accertare se esiste contagio da coronavirus per tutti i medici che sono entrati in qualche modo in contatto con il paziente 53enne di Castel di Sangro. Oltre al medico di rianimazione che ha intubato il paziente all'arrivo in ospedale, è stato disposto il tampone per tutti i medici e gli infermieri dell'ospedale di Castel di Sangro, che la sera del trasporto in ambulanza a Sulmona sono stati a contatto con il paziente. Sotto osservazione anche i familiari dell'uomo. Ieri sera si è appreso che 5 tamponi trlativi a 2 parenti e 3 operatori sanitari sono risultatri negativi. Il padre è stato ricoverato in via precauzionale nell'ospedale di Atri e le sue condizioni non desterebbero preoccupazione. E mentre si registra una seconda positività a Pescasseroli, un commercialista di 50 anni originario di Roma, ricoverato a Malattie infettive ad Avezzano e poi trasferito all’Aquila, c’è il caso sospetto di un’infermiera sulmonese, che ha spinto il sindaco Annamaria Casini a chiedere tamponi a tappeto sul personale sanitario. La 40enne, che lavora in una clinica privata della città, si era assentata già da una settimana e poi la scorsa notte si è presentata all’ospedale di Sulmona, dove le è stata diagnosticata una polmonite e dove le è stato fatto il tampone, il cui esito dovrebbero arrivare oggi. La clinica, nel frattempo, si è attivata per le misure di prevenzione. «È urgente eseguire i tamponi a partire dagli operatori sanitari, per una efficace prevenzione nel nostro territorio», dice Casini. «Il sospetto contagio di un operatore sanitario, in forza a una clinica privata, richiama ancora di più oggi la necessità di accelerare le misure precauzionali. La Valle Peligna ad oggi va protetta, anche alla luce delle dichiarazioni dell’assessore Nicoletta Verì su un raddoppio dei contagi entro fine mese. I tamponi vanno estesi anche a tutte le persone che più esposte».
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