«Processate gli undici poliziotti» Chiusa l’inchiesta sulla Polstrada

Ecco le accuse del pm Iafolla per gli agenti coinvolti: truffa, peculato, furto e omissione di soccorso In piedi anche un altro filone d’indagine per minacce all’ex comandante e al suo braccio destro
PRATOLA PELIGNA. È stata fissata per il 14 novembre, dal gup del tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli, l’udienza preliminare per undici poliziotti della stradale di Pratola Peligna, finiti sotto la lente della magistratura per la maxi inchiesta su presunti reati, tra i quali peculato e truffa. Paolo Di Loreto, Alessio Imperatore, Gianni Ranieri, Angelo Tarola, Alfonso Bartoli, Pasquale Berarducci (sindaco di Rocca Pia), Beniamino Del Rosso, Luca Madonna, Franco Perna, Dino Petrella e Vincenzo Fiorentino: questi i nomi dei poliziotti imputati, a vario titolo, dei reati di truffa ai danni dello Stato, falso, peculato, furto, omissione d’atti d’ufficio, omissione di soccorso e interruzione di pubblico servizio.
LE ACCUSE
Il sostituto procuratore di Sulmona, Stefano Iafolla, al termine delle indagini preliminari che erano state chiuse lo scorso 22 marzo, ha chiesto per gli undici il rinvio a giudizio. Sono 265 le pagine di accusa a carico degli uomini in divisa per un totale di 705 capi d’imputazione. La maxi inchiesta portata avanti dalla Pprocura di Sulmona era partita nel 2019 ed era andata avanti fino al 2022. Tre anni di indagini attraverso le intercettazioni ambientali e telefoniche, i pedinamenti, il rintracciamento attraverso la tecnologia Gps e l’analisi dei file delle telecamere di sorveglianza. Secondo l’accusa gli agenti avevano abbandonato le proprie postazioni di lavoro, dormito all’interno delle auto durante i turni notturni e si erano intrattenuti nei locali commerciali durante l’orario di servizio. Tra le contestazioni della procura figurano anche furti di caramelle e mascherine in un autogrill. L’accusa dell’omissione di atti ufficio si era invece configurata perché qualche agente, secondo la procura, non aveva prestato soccorso a un veicolo in panne e non aveva proceduto alla vigilanza e ai rilievi di un incidente stradale. Palla ora al giudice per le udienze preliminari che dovrà decidere se le accuse sono solide per essere sostenute in giudizio.
L’inchiesta coinvolge altri otto poliziotti, per i quali l’indagine è ancora aperta.
LE DIFESE
Dieci degli undici agenti erano stati sospesi dal gip e riammessi in servizio dal tribunale per il riesame dell'Aquila perché l'ordinanza era cumulativa e tardiva. Gli avvocati difensori Mauro Maiorano, Alessandro Scelli, Andrea Marino, Alberto Paolini, Vincenzo Margiotta, Alessandro Tucci e Augusto La Margia sono pronti a dare battaglia. Per i legali degli undici le contestazioni della procura non solo sono generiche ma, in alcuni casi, anche infondate. «Soprattutto nella diversificazione delle posizioni, nella genericità delle accuse copia e incolla per tutti, e nelle giustificazioni/motivazioni addotte dagli indagati durante gli interrogatori», dichiara l'avvocato Maiorano. «Ciò che dispiace di più è che la Procura non abbia saputo recepire neppure le prove manifeste dell’insussistenza di almeno alcune imputazioni», aggiunge l’avvocato Marino, «ci aspettavamo almeno la modifica dei capi d’imputazione. In tutto ciò resta incomprensibile che si siano voluti fare figli e figliastri, estromettendo in questa fase quasi la metà degli indagati».
L’ALTRO FILONE
A carico degli 11 agenti c’è anche l’accusa di minacce nei confronti dell’ex comandante Luciano Bernardi e del suo braccio destro Attilio Di Loreto. A loro, che con la Procura si erano occupati dell’inchiesta, nei mesi scorsi erano state recapitate dal postino due buste contenenti proiettili calibro 9x19 in dotazione proprio alla polizia. La Procura aveva fatto perquisire uffici, abitazioni e auto degli agenti.
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