Processo a 3 femministe, tensione in aula

1 Giugno 2019

Sotto accusa per aver diffamato l’avvocato Valentini. Salta la trattativa per il ritiro delle querela. Giudice caccia una donna

L’AQUILA. Tensione e una persona espulsa dall’aula dal giudice nel processo a carico di tre donne romane accusate di diffamazione ai danni del noto avvocato Antonio Valentini. Le imputate, Cristina Petrucci, Luigia Di Biase,Leila Spignese sono accusate di aver diffuso una nota, tramite blog e altri canali, offendendo l’avvocato, con commenti pesanti e falsi, secondo l’accusa. Tutto parte dal fatto che Valentini ha difeso l’ex militare Francesco Tuccia, condannato in Cassazione a otto anni di carcere per violenza sessuale ai danni di una ragazza, fatto commesso davanti a una discoteca di Pizzoli che ebbe una risonanza nazionale. Nel corso del processo l’avvocato, insieme a un collega, sostenne che vi fu reciproco consenso e questo ha scatenato la reazione. Ma ci furono screzi anche per l’invito a Valentini a un convegno a Roma organizzato dalla Casa internazionale delle donne. L’avvocato declinò l’invito e ieri ha precisato che, per solito, non partecipa ai convegni. Ieri sono stati praticamente sentiti tutti i testimoni nell’aula colma di sostenitrici delle imputate e tanta polizia e carabinieri. Prima, però, c’è stata la possibilità offerta dall’avvocato di ritirare la querela, a patto che le imputate ammettessero, sugli stessi canali nei quali avevano diffuso il comunicato incriminato, di aver detto il falso. La trattativa, davanti al giudice Giuseppe Romano Gargarella e al pm onorario, Rita Di Gennaro, sembrava avviata e l’avvocato Valentini ha commentato la sua disponibilità come un «grande favore» anche a fronte dell’ingente richiesta risarcitoria. Ma l’accordo sul testo non c’è stato e Valentini, tagliando la testa al toro, ha fatto marcia indietro, ritirando la disponibilità. Egli, patrocinato dall’avvocato Marzia Lombardo, ha poi esposto le sue doglianze evidenziando la gravità delle accuse a lui mosse che non sembrano aver trovato riscontro da nessuno dei testimoni: aver promesso un posto di lavoro a un teste del processo Tuccia «che non conoscevo nemmeno», minacce all’avvocato di parte civile di quel processo, ma la stessa interessata, Simona Giannangeli, lo ha smentito ieri. E, inoltre, avrebbe difeso Tuccia gratis «per conquistare il braccio armato dello Stato». Valentini ha detto di essersi fatto pagare da Tuccia, ma con uno sconto in quanto la sua non è una famiglia abbiente.
Prossima udienza il 5 luglio con la discussione. Le imputate, comunque, rigettano le accuse.
I legali delle imputate Flavio Rossi Albertini e Caterina Calia, che contestano le accuse, si sono rammaricati per il taglio di alcuni testimoni che, a loro dire, avrebbero potuto indirizzare il processo verso altra direzione.
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