Processo a Paolucci, novità in aula Il padre: «Mio figlio ha un alibi»

19 Maggio 2022

L’imputato è accusato di aver ucciso D’Amico nel novembre 2019 a colpi di scalpello da falegname Il genitore smonta la prova della cella telefonica: «Quel pomeriggio è venuto da me a San Martino»

L’AQUILA. «Mio figlio per quel giorno ha un alibi, ecco cosa è successo nel pomeriggio del 22 novembre 2019». Come nei migliori melodrammi la “scena madre” – anzi in questo caso la “scena padre” – è arrivata come un fulmine a ciel sereno ieri pomeriggio intorno alle 14 alla fine di un’udienza (durata oltre 4 ore) che fino ad allora si era trascinata abbastanza stancamente. Il processo, che si sta svolgendo nell’aula A del palazzo di Giustizia, vede imputato Gianmarco Paolucci, il ragazzo di 28 anni originario di Bagno accusato di avere ucciso nel pomeriggio del 22 novembre 2019 l’operaio dell’Asm Paolo D’Amico, che fu trovato senza vita – colpito a morte da uno scalpello da falegname – nella sua abitazione isolata in via Colle Toma nel comune di Barisciano, a poco più di un chilometro dalla frazione aquilana di San Gregorio.
Sandro Paolucci, padre di Gianmarco, era nella lista dei testimoni dell’accusa. Doveva essere una testimonianza di routine, il tempo di confermare le dichiarazioni rese ai carabinieri il 7 febbraio 2021, pochi giorni dopo l’arresto del figlio. Però si è visto subito che c’era aria di grandi “rivelazioni” e infatti, appena il pubblico ministero Simonetta Ciccarelli ha terminato di porre la prima domanda, Sandro Paolucci ha iniziato con la “sua verità”.
L’obiettivo è stato quello di smontare una delle prove “chiave” (l’altra è il dna) a carico dell’imputato: l’analisi delle celle telefoniche che pone Gianmarco Paolucci fra le 15 e le 16 del 22 novembre 2019 (giorno e ora presunti dell’omicidio) in una zona fra San Gregorio e Picenze di Barisciano, dove si trova anche l’abitazione di Paolo D’Amico. Sandro Paolucci ha riferito di aver ricostruito recentemente gli accadimenti di quel giorno grazie a un non meglio precisato “calendario” in cui lui è d’uso annotare tutto ciò che fa ogni giorno.
In sostanza il 22 novembre di 3 anni fa il figlio Gianmarco sarebbe andato da lui (l’uomo dopo la separazione si era spostato da Bagno Piccolo e viveva con la nuova compagna nella frazione San Martino di Picenze) intorno alle 16 per portargli attrezzi da lavoro, così come concordato un paio di giorni prima in un incontro padre figlio occasionale in un bar di Bazzano. Ecco quindi perché il cellulare di Gianmarco Paolucci avrebbe agganciato la “cella telefonica” di Varranoni (zona San Gregorio-Picenze dove abitava D’Amico). L’imputato quando arrivò con gli attrezzi, sempre secondo il teste, non trovò suo padre che era al lavoro e nemmeno la nuova compagna del genitore che a quell’ora (a fine novembre è quasi notte) era a spasso con la bambina di pochi mesi e col cane (la donna sarà ora chiamata a testimoniare per confermare o smentire). Chi ha visto quindi Gianmarco quel pomeriggio a San Martino di Picenze? Pronta la risposta del teste: «Un mio vicino di casa», ha detto Sandro Paolucci, «ma non ricordo come si chiama». Dopo le insistenze del pm è spuntato solo il nome, tale Tonino (che ora sarà cercato – se esiste – per portarlo in aula a riferire quello che sa). Tutta la testimonianza del genitore dell’imputato ha lasciato fortissimi dubbi soprattutto nella pm. La presidente della Corte di Assise ha più volte ammonito il teste a dire la verità anche perché le circostanze riferite da Sandro Paolucci sono apparse poco verosimili e giunte peraltro oltre un anno dopo l’arresto del figlio.
L’udienza era iniziata con le testimonianze di alcuni colleghi di lavoro di Gianmarco Paolucci – che lavorava nel reparto carni di un supermercato di Bazzano – per capire se l’accusato – che è mancino – usasse anche la destra per tagliare la carne. Dalle perizie risulta infatti che l’arma del delitto è stata impugnata con la mano destra. Al di là di una vera e propria lezione di come lavora un macellaio (fra mannaie, coltelli, taglieri, sega- ossi e affettatrici), i testimoni – non tutti – fra molte contraddizioni hanno detto che sì, a volte, sul lavoro Paolucci usava anche la mano destra.
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