Processo alla Lioce, tensione in aula
I sostenitori della brigatista volevano cacciare un fotografo. Udienza a settembre con 2 testimoni
L’AQUILA. Momenti di tensione, ma non ci sono stati scontri, al processo a carico della brigatista rossa Nadia Desdemona Lioce, ergastolana, e sotto processo all’Aquila – dove è rinchiusa alle Costarelle – per aver fatto chiasso in carcere: la contestazione è disturbo del riposo delle persone oltre all’oltraggio a pubblico ufficiale. Ieri, nel corso dell’udienza cui ha assistito, senza intervenire, la stessa ergastolana, collegata in videoconferenza, si è deciso di ascoltare una detenuta e lo stesso direttore del carcere dell’Aquila in modo da chiudere l’istruttoria. Si torna in aula il 28 settembre.
A fine udienza, una ventina di persone vicine alla Lioce (in quanto contrarie al regime del 41 bis cui è assoggettata), hanno protestato perché, nell’aula piena di polizia e carabinieri, c’era un fotografo. Essi pensavano che fosse un giornalista e ne hanno invocato l’espulsione, ma il giudice onorario, Quirino Cervellini, ha ricordato che l’udienza era ormai finita e, semmai, avrebbero potuto presentare una denuncia penale. Anche se nessuna testata giornalistica aveva chiesto il permesso di scattare foto. Il fatto è che si trattava di un fotografo delle forze dell’ordine. Poi, nel giro di pochi istanti, tutto è tornato alla normalità e il gruppo che seguiva la Lioce è tornato a Roma.
«In occasione della nuova udienza per la protesta di Nadia Lioce», hanno scritto i responsabili del Movimento femminista proletario rivoluzionario, «si tiene un presidio davanti al tribunale dell’Aquila, indetto dalla campagna “Pagine contro la tortura”. A Taranto, Palermo, Ravenna, Bergamo e altre città ci sono analoghi presìdi, promossi dal Movimento, in solidarietà con Nadia Lioce, contro la tortura del 41 bis e la criminalizzazione di chi lo combatte». «Nadia Lioce», hanno aggiunto, «per la sua protesta, rischia l’applicazione anche dell’articolo 14 bis, con ulteriore peggioramento delle sue condizioni detentive. Ma Nadia Lioce, con la sua protesta, ha messo a nudo il “re”, mostrando a tutti l’orrore del 41 bis».
Lioce è un’irriducibile e si è sempre dichiarata una «prigioniera politica». Sta scontando tre ergastoli: per gli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi e per aver ucciso, in occasione della sua cattura, il poliziotto Emanuele Petri su un treno partito da Roma Tiburtina per Firenze. (g.g.)
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