Processo Grandi Rischi chiesta la conferma della condanna 6 anni per i 7 imputati Twitta e Guarda le foto

10 Ottobre 2014

La richiesta al termine della prima udienza del processo di appello. Il procuratore generale chiede la conferma della sentenza di primo grado. Acquisita come prova anche l'intervista della trasmissione tv "Presa diretta"

L’AQUILA. ll procuratore generale della Corte d'Appello ha chiesto, al termine della prima udienza del processo di Appello alla Commissione Grandi Rischi, sul sisma dell'Aquila, la conferma della pena del primo grado, di sei anni
di reclusione per i sette componenti della Commissione condannati per omicidio colposo e lesioni colpo.

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"ANALISI APPROSSIMATIVA E SUPERFICIALE". «La colpa non attiene al mancato allarme ma alla errata, inidonea, superficiale analisi del rischio e di una carente e forviante informazione che ha fatto mutare i comportamenti degli aquilani di attuare le tradizionali misure dopo scosse forti. La colpa generica è la negligenza e l'imprudenza nel fare quella valutazione». Lo ha sostenuto il procuratore generale dell'Aquila Romolo Como nel suo intervento in Appello. «Sottolineo - ha proseguito Como - che si cerca di far rientrare dalla finestra quello che si è messo fuori dalla porta e cioè il voler presentare espressamente che si è trattato di un processo alla scienza. Ma non è così». Secondo il Pg, «la sentenza non è fondata su una ipotesi di colpa incentrata sulla previsione del terremoti, non è così perchè non è possibile prevedere. Ribadisco la imprevedibilità del terremoto».«La riunione della Commissione Grandi Rischi all'Aquila del 31 marzo 2009 è stata una operazione mediatica per tranquillizzare la popolazione con carattere scenografico e mistificatore, al termine è stata data una informazione inesatta, incompleta e fuorviante». È uno dei passaggi chiave della relazione con cui il presidente del collegio giudicante, Fabrizia Ida Francabandera, sta ripercorrendo le tappe delle motivazioni della sentenza di primo grado, oltre 900 pagine scritte dal giudice del tribunale dell'Aquila, Marco Billi, nel corso della prima udienza processo di appello alla commissione grandi rischi che si sta svolgendo nel capoluogo. Proprio la riunione del 31 marzo 2009, a cinque giorni dal tragico terremoto, è centrale nella costruzione del castello accusatorio che ha portato alla condanna di primo grado a sei anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni colpose dei sette componenti, tutti esperti di fama nazionale e internazionale. Il giudice sta ricordando come «l'analisi approssimativa e superficiale» ha portato a cambiare le abitudini degli aquilani che, rassicurati, hanno attuato «le tradizionali misure di cautela», come quella di uscire di casa dopo scosse forti. la sera del 5 aprile 2009, ci sono state due scosse forti al culmine di uno sciame in atto da mesi, che secondo l'accusa, proprio per le false rassicurazioni di cinque giorni prima, non hanno portato ad adottare le usuali abitudini di prevenzione. Secondo l'accusa, la colpa non sta nel non aver previsto i terremoti, che non si possono prevedere, e neanche nel mancato allarme: il nesso di causalità è stato dimostrato con le testimonianze dei parenti delle vittime, circa 300, che sono sfilate nelle udienze di primo grado, che hanno portato all'analisi, prima e dopo, dei comportamenti della gente: e in tal senso, è emerso che il messaggio rassicurante dei sette componenti della Cgr ha contributo a mutare le abitudini. Gli imputati non hanno messo in campo, al fine di una previsione e prevenzione e sismica, tutte le loro conoscenze e il quadro di riferimento, come ad esempio il rapporto Barberi del '99 sulla situazioni degli edifici pubblici, e lo sciame sismico in atto da mesi. A proposito delle difese, tra le motivazioni contrarie addotte, la riunione non era valida e il fatto non costituisce e la falsata interpretazione da parte degli organi di informazione. L'udienza è stata sospesa. Alla ripresa ci sarà la ultimazione della relazione e poi la visione del filmato della trasmissione Rai Presadiretta con l'intervista all'allora vice capo della protezione civile nazionale, Bernardo De Bernardinis, ammesso come prova proprio ad inizio udienza.
ACQUISITA L'INTERVISTA DI PRESA DIRETTA. La Corte di appello dell'Aquila, dopo una breve camera di consiglio, nell'ambito della prima udienza del processo di appello alla commissione grandi rischi, ha deciso di acquisire come prova l'intervista trasmessa da “Presa diretta” dopo il terremoto del 6 aprile 2009, dell'allora vice capo della protezione civile, Bernardo De Bernardinis. La frase emblematica, secondo De Bernardinis, è questa: “Non ci si aspetta una crescita della magnitudo rispetto agli eventi”. A chiedere l'acquisizione è stato l'avvocato di parte civile Attilio Cecchini. All'udienza sono presenti tutti gli imputati tranne Eva e Calvi.
Prima di entrare nell’aula blindatissima, dove non sono stati fatti entrare fotografi e giornalisti, l'avvocato Alfredo Biondi, difensore di Claudio Eva, uno dei sette componenti della commissione grandi rischi condannati in primo grado a sei anni per per omicidio colposo e lesioni colpose, ha detto ai microfoni: “Il mio assistito non ha fatto dichiarazioni rassicuratorie tutt'altro”. I difensori dei sette esperti parlano di “sentenza ingiusta” dopo la condanna di sette anni per aver dato false rassicurazioni agli aquilani al termine della riunione della commissione grandi rischi che si è tenuta all'Aquila il 31 marzo 2009, cinque giorni prima del terremoto che ha causato 309 morti.

PRESENTI ANCHE GLI STUDENTI. Oltre ai familiari delle vittime al processo d'appello alla Commissione Grandi Rischi stanno assistendo gli studenti del liceo scienze umane «Cotugno» dell'Aquila. In particolare in una sala attigua a quella del processo nella quale l'udienza viene trasmessa in diretta video ed audio sono presenti gli studenti della terza F accompagnati dalla professoressa Anna Lucia Bonanni, storica componente dei comitati cittadini che da anni sono in prima linea per una ricostruzione condivisa con il territorio. Gli studenti assisteranno per l'intera mattinata all'udienza. «Per i ragazzi è un'esperienza molto importante sotto varie sfaccettature - ha spiegato la Bonanni che è stata candidata alle elezioni Europee con lista Tsipras - Innanzitutto gli studenti che studiano diritto possono rendersi conto di come funziona un processo. I ragazzi studiano anche antropologia e sociologia e questo processo offre spunti anche in tale senso. Poi, non ultimo - ha continuato - i ragazzi sono aquilani e devono essere consapevoli della loro storia legata ad una vicenda che ha cambiato la loro vita molto più di quanto pensino. Tra i significati migliori di questa esperienza educativa - ha concluso - c'è anche la solidarietà ai parenti delle vittime che stanno affrontando un processo molto delicato».

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