«Profondità inaspettata quest’area va monitorata»

Intervista al geofisico Del Pinto: «Non sono da escludere sciame o una replica Evento non serio, conoscere il territorio per una migliore prevenzione»
L’AQUILA. L’evento sismico di magnitudo 4.1 ha attivato anche una riflessione in campo scientifico. La sua sorgente sismica, infatti, è più profonda rispetto alla fascia identificata dagli esperti sulla base della storia degli eventi avvenuti in passato. Un dato che costituisce una novità. A spiegarlo è il geofisico sismologo Christian Del Pinto, dell’Aquila, che ricorda: «L’unico strumento valido per difenderci da conseguenze drammatiche è la prevenzione».
Del Pinto, che cosa è successo a Collelongo?
«Si tratta di una zona nota dal punto di vista sismogenetico, in cui esistono diverse sorgenti di lunghezza complessiva stimata tra i 20 e i 30 chilometri, quindi con una magnitudo massima attesa di 6.7. Però la fascia di sismicità, nel corso del tempo e in base alla storia sismica della zona, era stata definita intorno a una profondità massima di circa 13 km; in questo caso si è verificato, invece, un terremoto ben più profondo. I modelli delle sorgenti sismiche si aggiornano a mano a mano che si hanno nuovi dati, che emergono a ogni terremoto. Il problema è che, dato che quella zona è al confine tra la struttura del Fucino e quella della Val Comino, una profondità così elevata potrebbe essere riferita alla struttura del Fucino. Collelongo è posta a cerniera tra le due aree, che possono esprimere da un lato una magnitudo massima di 7.0 e una massima di 6.7 dal lato della Val Comino».
Che cosa aspettarsi?
«Potrebbe verificarsi uno sciame di assestamento, ma non escluderei anche una replica. Attenzione: non si tratta di previsioni, è semplicemente quel che ci racconta la storia sismica dell’Appennino centrale. L’aspetto importante è però il modo in cui vengono veicolate le informazioni relative ai terremoti. Ogni volta che ci sono eventi si grida in modo sensazionalistico parlando di terremoto fortissimo: una scossa di 4.1 non può essere ritenuta fortissima. La dimostrazione che a volte manca la preparazione scientifica da parte di chi fa della comunicazione il suo mestiere».
Ribadiamo un concetto: il terremoto non è prevedibile.
«Non lo è, perché non abbiamo la possibilità di fare misure dirette sulla sorgente, a tanti km di profondità, e quindi ci dobbiamo affidare ai modelli. Non si può parlare di un sisma prima che esso avvenga, se non facendo prevenzione seria».
Tutto parte dalla prevenzione?
«Esattamente. Una scossa di magnitudo 4.1 non ci dovrebbe spaventare. Dovremmo avere la consapevolezza di abitare in un territorio sismico ed essere sicuri che in caso di evento anche più serio siamo in grado di uscire dalle nostre case; questo si può fare soltanto attuando politiche di prevenzione concrete. Dovrebbe essere realizzata una sinergia tra amministratori locali, tecnici e popolazione. La prevenzione parte da una conoscenza del territorio più dettagliata possibile, e quindi avere una rete di monitoraggio capillare e attiva in modo continuo è fondamentale, come venne fatto in Molise nei sette anni di funzionamento delle rete sismica regionale in cui le registrazioni sono state quasi quadruplicate rispetto alla rete nazionale».
Si leggono correlazioni tra la scossa di Collelongo e quella di Catania. Che c’è di vero?
«Assolutamente nulla. Sono due eventi del tutto staccati tra loro, sia come origine, sia come tipologia: quello di Catania, infatti, è un terremoto vulcanico».
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