Profughi in chiesa La curia aquilana non si tira indietro

9 Settembre 2015

Nonostante le difficoltà di sedi agibili dopo il terremoto La parrocchia di Pile già ospita numerosi immigrati

L’AQUILA. «Il terremoto ha distrutto le nostre chiese, ma anche i nostri conventi e le nostre proprietà in centro storico. Per la diocesi aquilana far fronte all’emergenza profughi, dando seguito all’appello di Papa Francesco sarà più difficile che nel resto d’Italia. Certo ci impegneremo in questa direzione per dare il maggior numero di risposte possibile». Don Claudio Tracanna, parroco di Pizzoli e addetto stampa della Curia aquilana, spiega così le difficoltà della città a partecipare alla macchina dell’accoglienza che intende mettere in moto il Pontefice. La Caritas cittadina, infatti, è ancora in un prefabbricato e molti conventi sono da restaurare. Le uniche strutture in grado di organizzarsi per l’accoglienza ai profughi, dunque, restano quella di Pile, gestita da don Ramon Mangili, la mensa di Celestino a piazza d’Armi e la struttura di Pizzoli gestita dall’Arci.

MENSA DI CELESTINO.

È la struttura che più di tutte in città può dare risposte, grazie ai suoi 40 posti letto. «Attualmente accogliamo 40 giovani», spiega Paolo Giorgi, responsabile della Fraterna Tau onlus che gestisce la mensa di Celestino, con a capo padre Quirino Salomone.

«Sono in gran parte di nazionalità nigeriana, ma ci sono ragazzi anche dello Zambia, del Bangladesh e del Senegal. Alcuni sono da noi ormai da un anno, altri restano sei mesi o tre mesi. Nei prossimi giorni cercheremo di fare uno sforzo in più, per raccogliere l’appello del Papa. Ci siamo messi in contatto, infatti, con i proprietari di due appartamenti vicino alla mensa che vorremmo affittare e mettere a disposizione di due o tre famiglie. Abbiamo un calendario fittissimo di attività per questi nostri ospiti, dai corsi di italiano, alle cucine etniche, agli sport. Tutti sono ospitati a pranzo e a cena, grazie anche a un gruppo di volontari ben organizzato».

Alla mensa di Celestino, tuttavia, sono in moltissimi anche gli aquilani in difficoltà che tutti i giorni chiedono un pasto caldo.

PILE.

Anche la parrocchia di Pile da settembre 2014 fino al mese scorso ha ospitato un’ottantina di profughi in gruppi da 12. «Ci stiamo riorganizzando dopo la pausa estiva per poter dare accoglienza a più persone possibile», spiega il parroco don Ramon Mangili. «Ad agosto abbiamo dovuto mettere uno stop all’attività per la carenza di volontari a disposizione del centro. C’è bisogno di persone che cucinino la sera, che stiano durante il giorno con gli ospiti, che indichino loro come e dove avere i documenti necessari, le pratiche, le visite mediche. Per noi ogni profugo è come un bambino da accudire».

PIZZOLI.

«L’Arci dell’Aquila ospita una quindicina di stranieri a Pizzoli», spiega don Claudio Tracanna, «e noi come parrocchia abbiamo voluto collaborare con loro mettendo a disposizione i locali che abbiamo per un corso d’italiano e per le attività sportive».

Michela Corridore

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