Profughi in fuga dalla guerra: nasce una rete per l’accoglienza

2 Marzo 2022

Riaprono i cancelli dell’interporto di Avezzano: ieri la riunione in prefettura per coordinare gli aiuti  È stato ricoverato il primo bambino arrivato in provincia dell’Aquila coi genitori scappati dalle bombe

L’AQUILA. La provincia dell’Aquila si prepara ad accogliere la popolazione in fuga dalla guerra in Ucraina. Così come avvenuto per i profughi afghani, la Regione ha messo a disposizione l’interporto di Avezzano «per il tempo necessario a individuare soluzioni più strutturali e nell’auspicio che le condizioni meteo non peggiorino».
RIUNIONE IN PREFETTURA
È quanto emerso nel corso di una riunione presieduta dal prefetto Cinzia Torraco, alla quale hanno partecipato il capo di gabinetto della Regione Abruzzo Massimo Verrecchia, i dirigenti della questura, i comandanti provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza e i responsabili del dipartimento di Prevenzione e dell’Unità operativa complessa “Igiene, epidemiologia e sanità pubblica” dell’Asl 1. L’interporto di Avezzano «garantirebbe anche la possibilità di poter tenere concentrata e unita una popolazione che ha già vissuto sofferenze e alla quale si eviterebbe in tal modo la dispersione della comunità sull’intero territorio provinciale». Al momento non ci sono ancora notizie certe circa le date e i numeri degli arrivi: ci si aspetta che a giungere in Italia saranno soprattutto donne con bambini. Le operazioni sono coordinate dal ministero dell’Interno in collaborazione con le prefetture. La gestione dell’interporto sarà, invece, appannaggio della Protezione civile regionale. La struttura di proprietà della Regione al momento è gestita dalla Croce rossa. Ieri mattina i primi quattro mezzi della Croce rossa hanno lasciato il centro merci della Marsica, direzione Ucraina, carichi di alimenti e medicinali. In Abruzzo vive una nutrita comunità ucraina, la necessità di mettere a disposizione delle strutture nasce dal fatto che le donne presenti nel nostro Paese lavorano principalmente come badanti e la maggior parte non ha abitazioni proprie, ma vive con le persone, perlopiù anziane, di cui si prende cura. La riunione convocata in prefettura all’Aquila è stata anche l’occasione per evidenziare quali problematiche sono connesse alla crisi ucraina. In particolare i dirigenti dell’Asl hanno evidenziato «tutte le problematiche connesse sia al rispetto delle normative Covid vigenti che al successivo inserimento dei cittadini nel sistema di assistenza di medicina generale» e si sono detti pronti a «fornire la massima disponibilità al superamento di ogni eventuale problematica». Anche i rappresentanti delle forze dell’ordine hanno garantito «le operazioni di sicurezza per quanto attiene ai previsti controlli al momento dell’arrivo dei cittadini ucraini sul territorio provinciale». Non bisogna dimenticare, infatti, che le ultime due emergenze umanitarie, quella afghana prima e quella ucraina poi, si inseriscono nella grande emergenza sanitaria mondiale dovuta al Covid-19. Infine sono stati illustrati tutti i modelli operativi da attuare per la gestione dell’accoglienza dei cittadini provenienti dall’Ucraina, in attesa della definizione normativa e delle relative circolari applicative ministeriali. Il prefetto ha garantito la massima e totale disponibilità sul coordinamento di tutte le operazioni, dando intanto contezza delle misure approvate dal Consiglio dei ministri circa l’ampliamento dei posti di accoglienza nei Centri di accoglienza straordinaria e nella rete Sistema accoglienza e integrazione. Solo pochi mesi fa all’interporto di Avezzano era stata allestita una tendopoli in cui vennero ospitati circa 1.300 afghani.
PRIMO RICOVERO
Intanto ieri mattina, all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, è arrivato il primo bambino proveniente dall’Ucraina, da una delle regioni occidentali. Il piccolo, di circa un anno, è affetto da gravi patologie. I genitori sono riusciti ad attraversare il confine ucraino e a raggiungere l’Italia, dove, grazie all’aiuto di alcuni parenti, sono giunti la notte scorsa in provincia dell’Aquila. Da qui il piccolo è stato quindi trasferito in ambulanza all’ospedale Bambino Gesù, dov’è ricoverato nel reparto di Terapia intensiva. Lo hanno reso noto l’assessorato alla Sanità della Regione Lazio e l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
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