Profughi, trasferimenti in corso La Cri: «Campo chiuso venerdì»

Il presidente Rocca al governatore Marsilio: «L’Abruzzo è un esempio nazionale di accoglienza» Ultimate le vaccinazioni. Arrivano scarpe e vestiti. Anche Hina e la mamma accolte in una struttura
AVEZZANO. I più piccoli sorridono su bici e monopattini. Gli adolescenti chiacchierano, seduti in circolo tra le tende. Prove di normalità. E mentre qualcuno cerca un angolo tranquillo per tentare di videochiamare familiari e amici, una donna incinta viene portata in ospedale. È trascorso anche il sesto giorno al maxi campo profughi del Centro Italia allestito all’Interporto di Avezzano in tempi record. Il primo campo rimasto vuoto è stato già sanificato e smontato, mentre i volontari hanno incominciato a piegare le tende della seconda struttura. La chiusura è prevista domani, ma ci vorranno giorni per smantellare il tutto. Ieri sono stati trasferiti altri 70 civili fuggiti dall’Afghanistan e arrivati in Italia grazie al corridoio umanitario dei militari italiani. Di questi, 14 hanno raggiunto Isola del Gran Sasso, 22 Montorio al Vomano e 34 Ofena. Altri 100 sono pronti a partire alla volta della Calabria; saranno ospitati in una struttura della Marina militare di Camigliatello Silano dove nei giorni scorsi erano stati accolti altri afghani. Tutti i trasferiti sono negativi al test per il coronavirus.
LA PICCOLA HINA. Anche la piccola Hina e la sua mamma sono state dimesse dall’ospedale di Sulmona e trasferite fuori regione. La loro storia ha commosso l’Italia. La neo mamma di 32 anni è scappata incinta al nono mese di gravidanza. Hina è la prima bimba afghana venuta alla luce in Italia. Dietro le spalle, mamma e figlia si lasciano l’orrore dei talebani che hanno ucciso il capofamiglia.
ARRIVANO LE SCARPE. Nella fretta di mettersi in salvo, in tanti sono fuggiti senza scarpe. Proprio ieri al campo tre è iniziata la distribuzione delle calzature a uomini, donne e bambini. Ad Avezzano i profughi in fuga dall’Afghanistan hanno ricevuto un tetto, un pasto caldo, beni di prima necessita, assistenza sanitaria e, non ultimo, supporto psicologico. La Croce rossa ha attivato degli info point per ognuno dei quattro campi. Alcuni sono ancora scossi per il difficile e insidioso viaggio verso l’aeroporto di Kabul per salire a bordo dei voli della salvezza. «Ricordano le difficoltà superate», spiega Nur, il mediatore culturale che ha assistito al parto di Hina, «e sono grati ai militari italiani per averli salvati. Ora sono tranquilli e contenti di essere trasferiti». Ma il pensiero ora va a chi non è riuscito a lasciare il Paese. Forse altri afghani potrebbero arrivare attraverso i corridoi umanitari aperti per i ricongiungimenti familiari.
VISITA DI ROCCA. Ieri all’Interporto è arrivato anche il presidente della Croce rossa italiana, Francesco Rocca. «L’Abruzzo è un esempio nazionale di solidarietà e accoglienza in questa grande emergenza umanitaria che ci siamo trovati a dover fronteggiare in breve tempo», spiega Rocca, «grazie al contributo di tutti abbiamo raggiunto questo lodevole risultato, in futuro ci auguriamo che anche altre regioni, prendendo come esempio quanto fatto qui ad Avezzano, possano raggiungere livelli tali di collaborazione interforze». Il riferimento del presidente di Croce rossa è al lavoro svolto in sinergia con la Protezione civile nazionale e regionale e con la struttura commissariale del generale Figliuolo.
FINE DELLE VACCINAZIONI. Quanto al piano sanitario, ieri sono terminate le vaccinazioni contro il Covid. «Abbiamo eseguito più di 900 anamnesi e vaccinato circa 750 persone», aggiunge il generale Saverio Pirro, collaboratore di Figliuolo. Per gli afghani che hanno ricevuto la prima dose con vaccini non riconosciuti dall’Unione Europea deciderà il ministero della Salute. Rocca ha incontrato anche il governatore abruzzese Marco Marsilio, tornato in visita ieri, ringraziandolo per aver messo a disposizione la struttura.
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