Progetto Case, allarme sui conti: «Inquilini in debito di 20 milioni»

Lo lancia il consigliere Verini nella commissione sui canoni degli alloggi: «È un problema enorme» Sit-in di Romano e Rotellini, si chiede l’aggiornamento degli accordi territoriali e un nuovo bando
L’AQUILA. Venti milioni di euro di debiti degli inquilini degli alloggi provvisori post-sisma nei confronti del Comune dell’Aquila. A lanciare l’allarme è stato il consigliere comunale di opposizione Enrico Verini a margine della riunione della commissione Vigilanza e controllo proprio sul tema dei parametri dei canoni per Progetto Case e Map. «In commissione ho posto una sola domanda agli assessori e ai tecnici comunali presenti: ad oggi a quanto ammonta il credito del comune nei confronti degli inquilini che sono lì dentro (o che sono stati lì dentro)? Non mi è stata data una risposta», ha spiegato l’esponente di Azione, continuando: «Se è vero che la cifra è di 20 milioni di euro, credo sia arrivato il momento di affrontare la questione, perché altrimenti questa distruggerà la nostra città economicamente (se fossimo una società immobiliare saremmo già falliti), socialmente e urbanisticamente. Questo problema è enorme, ma enorme sul serio».
L’AGGIORNAMENTO DEGLI ACCORDI
Per la seduta della commissione, il consigliere di opposizione Paolo Romano, capogruppo di L’Aquila Nuova, ha presentato una relazione sul tema dei canoni. Si spiega nel documento: «I canoni del Progetto Case e Map sono stati definiti dalla delibera di consiglio comunale 29 del 2015. Questi sono costituiti da un canone di compartecipazione e di locazione che è fissato in funzione del reddito Isee, in particolare per i redditi superiori a 12mila euro il canone è agganciato agli accordi territoriali. Dal primo ottobre 2019 è entrato in vigore l’accordo territoriale per il Comune dell’Aquila. Solo a titolo di esempio basti considerare che dove prima c’erano tre fasce, ora ce ne sono solo due. Questo comporta da parte della un’azione di impulso nella contestualizzazione degli accordi territoriali e un monitoraggio attento e da vicino affinché la revisione non rischi di diventare un salasso per il cittadino».
Quindi la richiesta: «Si auspica da parte del Comune dell’Aquila un aggiornamento degli accordi territoriali in tempi rapidi in modo da garantire nei nuovi contratti il rispetto dell’accordo territoriale stipulato tra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori il primo ottobre 2019. Al fine di arrivare a un aggiornamento degli accordi territoriali si propone a valere sulle oscillazioni minime e massime di approvare una soluzione che non si discosti dalla deliberazione del 2015 se non in maniera misurata e minimale vista la particolare condizione sociale e ambientale in cui versano i progetti Case e Map».
IL NUOVO BANDO
Ma sul tema di Progetti Case e Map ieri Romano, insieme al collea consigliere di opposizione Lorenzo Rotellini, ha messo in scena un sit-in con tanto di striscione: «Serve subito un nuovo bando Case e Map per le fragilità».
Hanno spiegato i due consiglieri dopo la seduta della commissione: «Dall’ultimo bando operato dal Comune dell’Aquila sono passati tre anni: allora si registrò un alto tasso di domande, pari a 200, di cui rimase fuori circa la metà dei partecipanti. A questo dato bisogna aggiungere la recrudescenza del Covid, che ha creato nuove e ancor più numerose situazioni emergenziali. Il Comune, piuttosto che aprire un nuovo bando ha inteso operare in maniera diversa attraverso un’analisi caso per caso delle nuove richieste pervenute, abdicando di fatto a un miglior criterio di trasparenza e all’equità di trattamento».
Continuano i due esponenti dell’opposizione: «C’è da rilevare l’economicità di un’azione amministrativa globale a fronte di una verifica caso per caso: le assistenti sociali infatti sono costrette a un lavoro continuato e certosino per valutare le singole richieste di alloggio, togliendo spazio alle altre valutazioni sulle situazioni emergenziali del settore sociale. Non dimentichiamo che le assistenti sociali svolgono un ruolo determinante nella maggior parte delle azioni del piano sociale comunale, in primis sulla disabilità».
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