Progetto Case, ruspe in arrivo Alti costi per lo smaltimento

19 Aprile 2023

Si parte da San Gregorio, poi Monticchio, Pagliare e il complesso dei balconi crollati

L’AQUILA. Con la ricostruzione privata che sta ripartendo dopo i rallentamenti causati dall’aumento dei costi delle materie prime, aumenti innescati dalla guerra in Ucraina, sta diventando ogni giorno più impellente prendere una decisione su cosa fare degli appartamenti del Progetto Case e dei Map. Presentato dopo il sisma del 2009, accompagnato da polemiche – a volte feroci per i costi ritenuti eccessivi – il piano Case (Complessi antisismici ecosostenibili), ha ospitato quasi 25mila senzatetto dei circa ottantamila aquilani che avevano perso la casa. Altre migliaia di persone erano ospitate nei Map, nei nuclei abitativi provvisori. Un numero enorme, spaventosamente superiore a quelli dell’ultimo importante terremoto che aveva colpito il Centro Italia, quello dell’Umbria del settembre del 1997. In quell’occasione gli sfollati furono quasi 30mila e i senzatetto circa diecimila. Per loro furono allestiti in fretta e furia, considerando l’approssimarsi dell’inverno, 4.500 container, nei quali molti sono rimasti ad abitare per anni. «In Umbria non siamo riusciti a farli uscire dai container prima di 5 anni», aveva detto l’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ai sindaci riuniti il 24 luglio 2009 alla Scuola della finanza per la scelta definitiva tra container, Map e Progetto Case. Bertolaso gelò gli astanti facendo notare che «all’Aquila i senzatetto sono 10 volte di più...». A 14 anni di distanza, la ricostruzione privata all’Aquila è completata al 75%, mentre su un ulteriore 10% sono in corso i lavori o le pratiche di finanziamento. E se la ricostruzione pubblica appare in ritardo, il numero dei residenti del Progetto Case che stanno ancora aspettando la ricostruzione della loro casa privata sta progressivamente diminuendo, sostituiti in parte da persone e associazioni che hanno risposto ai vari bandi comunali.
CHI CI ABITA OGGI?
Negli ultimi tempi, il Comune ha organizzato un ulteriore censimento per riuscire a capire quanti appartamenti sono occupati e da chi. «Ci siamo dovuti concentrare sui nuclei familiari», spiega l’assessore al Patrimonio, Vito Colonna. Dal censimento è emerso che nel Progetto Case abitano oggi 2.803 nuclei familiari. E altri 800 circa abitano nei Map, moduli abitativi provvisori. Significa che sono attualmente occupati più della metà dei 4.449 appartamenti del Progetto Case, costruiti tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010.
SCUOLA DEI VIGILI DEL FUOCO
Al villaggio del Progetto Case del Nucleo sviluppo industriale di Sassa, nei prossimi mesi, arriverà la Scuola nazionale dei vigili del fuoco.
Nelle ultime settimane, nell’intero quartiere è stato vietato il passaggio. Per poter effettuare la cessione dell’area al ministero dell’Interno, per la realizzazione della scuola che porterà all’Aquila migliaia di allievi, è stato necessario sfrattare, non senza polemiche e ricorsi, numerose famiglie che ancora abitavano la parte agibile del complesso. Una parte del villaggio era invece già stata dichiarata inagibile, quando si è scoperto che i balconi erano stati realizzati con la stessa tecnica di quelli crollati nel settembre 2014 a Cese di Preturo. «Stiamo aspettando i vari passaggi burocratici», spiega Daniele Ferella, vice presidente del consiglio comunale e delegato dal sindaco Pierluigi Biondi a mantenere i rapporti con i vertici dei vigili del fuoco. «Non posso dare tempi certi, vista la delicatezza di alcuni passaggi, ma credo che a fine estate si riuscirà a firmare la convenzione». Uno dei problemi emersi era la presenza dei pannelli fotovoltaici. Della demolizione e ricostruzione se ne occuperà direttamente la nuova proprietà del ministero dell’Interno, mentre la progettazione è in mano al Provveditorato opere pubbliche. «Nei giorni scorsi i vigili del fuoco hanno iniziato a fare dei sopralluoghi tecnici per stabilire il da farsi», spiega Ferella, «cosa salvare e cosa demolire». La speranza è che per l’inizio del 2024 si possa partire con gli appalti.
CANSATESSA
Un discorso a parte merita il complesso Map di Cansatessa. Centoundici appartamenti sequestrati in seguito a una inchiesta, devastati dai vandali e mai più utilizzati nonostante il fatto che al successivo processo l’uomo accusato di malversazioni sia stato scagionato da tutte le accuse. Gli appartamenti sono stati sigillati, in un estremo tentativo di salvare il salvabile. In un angolo sta nascendo una discarica di televisori, pezzi di autovetture e lavatrici. Tutto materiale che, considerando il tipo dei televisori, arriva certamente da fuori, scaricato da persone con pochi scrupoli. «Dobbiamo vedere il da farsi», dice l’assessore al Patrimonio, Vito Colonna. «A giorni è prevista una ispezione per capire se è possibile salvare qualcosa».
LE PRIME DEMOLIZIONI
«Ci sono appartamenti un po’ ovunque che dovranno essere demoliti», spiega Colonna, «appartamenti che non sono agibili da tempo». A breve si partirà con i quattro appartamenti di San Gregorio distrutti da un incendio alcuni anni fa, per poi passare alla rimozione degli altri non più riparabili, ad esempio a Monticchio, Pagliare di Sassa, il complesso dei balconi crollati a Cese di Preturo. «Iniziamo con San Gregorio, poi decideremo di volta in volta dove andare a demolire», spiega Colonna. «Oltre ai costi della demolizione», ricorda l’assessore, «ci sono quelli per lo smaltimento. A San Gregorio i costi ammontano complessivamente a più di 10mila euro ad appartamento. Il Comune dovrà demolire anche le palazzine destinate al Servizio civile universale», mentre le sottostanti piastre antisismiche saranno rigenerate».
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