Progetto Case, scontro in aula sulle maxibollette contestate

17 Ottobre 2017

Corti (legale dei 600 ricorrenti): «Assurdo far pagare gli utenti basandosi sulla grandezza degli alloggi» Ieri ultima udienza. In caso di sconfitta il Comune rischia il tracollo: in ballo centinaia di migliaia di euro

L’AQUILA. Ultimo scontro in tribunale tra Comune e ricorrenti, sulle modalità di pagamento delle utenze del Progetto Case. Ieri mattina la causa «è andata a decisione» nel senso che in tempi relativamente brevi si conoscerà il verdetto del giudice Daria Lombardi. I termini della contesa con il Comune, ieri rappresentato dall’avvocato dell’ufficio legale dell’ente, Andrea Liberatore, che riguardano in tutto circa seicento ricorrenti, sono questi: si chiede, tramite l’avvocato Fausto Corti, l’annullamento della delibera comunale 281 approvata dalla giunta il 4 luglio 2014 per giustificare le cartelle relative ai consumi di gas ed elettricità per il periodo che va da aprile 2013 al 30 giugno 2014. Nel mirino, in particolare, i metodi di calcolo delle cartelle che furono bocciati anche dal difensore civico regionale Nicola Sisti.
Le somme relative ai consumi di acqua per bere e lavarsi, riscaldamento ed elettricità, furono addebitate agli utenti non in base ai reali consumi, ma sulla base di coefficienti che prendevano in considerazione i giorni di occupazione, la superficie totale degli alloggi e il “coefficiente storico” derivante da quanto già emesso nella precedente bolletta: questo pur essendo già stati installati nei singoli alloggi apparecchi di misurazione che avrebbero consentito un’esatta rilevazione dei consumi per ogni famiglia. Nei bollettini, oltre a mancare una ripartizione tra i consumi di gas e riscaldamento, non erano specificati i costi riferiti alle spese relative alle utenze condominiali che dovrebbero essere ripartiti secondo le tabelle millesimali e non addebitati forfettariamente. Una determinazione dei conti troppo approssimativa per essere accettata supinamente da famiglie che in qualche caso avevano e hanno problemi economici.
«Una modalità illegittima», ha detto Corti, «visto che contraddice le norme di carattere generale oltre all’ordinanza 39/45 che stabiliva, chiaramente, come gli assegnatari avrebbero dovuto pagare secondo i consumi individuali. Una specifica che, tra l’altro, è riportata anche nei contratti sottoscritti al momento dell’assegnazione». Il Comune, nelle sue controdeduzioni, ha sostenuto la tesi dell’applicabilità di questi criteri.
Ma c’è anche un altro problema: non tutti i contatori che sono stati sistemati nei vari insediamenti antisismici erano funzionanti. Fatto che era a conoscenza di chi era preposto alla gestione del Progetto Case.
Una sentenza molto importante, dunque, non solo per l’interesse dei ricorrenti, ma anche per il Comune, che, in caso di “sconfitta”, rischierebbe un tracollo finanziario visto che in ballo ci sono centinaia di migliaia di euro. E le sentenze di primo grado sono immediatamente esecutive.
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