Progetto Case, si temono occupazioni di massa

24 Maggio 2018

La mamma che si è “impossessata” di un alloggio: «Da qui non mi muovo» Ieri la visita degli assistenti sociali per le due bimbe. Bignotti: situazione delicata

L’AQUILA. Una vicenda delicata, quella della mamma di 34 anni che due giorni fa ha occupato abusivamente un alloggio del Progetto Case di Sassa, «per dare un tetto» alle due figlie di 11 e 6 anni.
La notizia ha scatenato la reazione del web, facendo tornare di attualità il dibattito, anche politico, sul bando di housing sociale annullato dalla giunta di centrodestra. La donna e le due bimbe hanno passato la prima notte nella “nuova casa” e sono in attesa di avere le chiavi dell’appartamento e l’allaccio della corrente elettrica: «Da qui non mi muovo», ribadisce N.M, che ieri ha ricevuto tanta solidarietà, ma anche la visita degli assistenti sociali. E proprio con i servizi sociali è in contatto l’assessore comunale Francesco Bignotti, che vuole avere un quadro chiaro della situazione: «Pur comprendendo il caso umano», dice, «non è un esempio da seguire».
LA STORIA. Un gesto disperato, quello della donna aquilana, che dopo diverse notti passate in macchina con le due figlie e stanca di aspettare l’assegnazione di un alloggio da parte del Comune, ha deciso di occupare un appartamento vuoto, all’interno del Progetto Case di Sassa, tra quelli destinati all’assistenza post sisma. «L’ho fatto per le mie figlie», ripete continuamente, «e so che potrei avere problemi. Ma non sono pentita. Mi sono arrivate critiche, alcune ingiuriose, ma anche tanta solidarietà e vicinanza. Molti hanno compreso le mie motivazioni e questo mi conforta. I vicini di casa sono stati meravigliosi, mi hanno portato la colazione calda e i sorrisi delle mie bimbe mi danno la forza di andare avanti». La sua non è una battaglia facile: «Come immaginavo», aggiunge, «ho ricevuto la visita degli assistenti sociali, potrei rischiare una denuncia. Spero che chi di competenza si metta una mano sulla coscienza. E che nessuno provi a farmi uscire da qui, perché troverà un muro invalicabile».
La donna lavora per una ditta di pulizie, è separata, con una storia complicata alle spalle. Le sue speranze di avere una casa erano legate al bando per l’assegnazione degli alloggi emanato dalla passata amministrazione, al quale aveva partecipato a gennaio dello scorso anno.
LA REPLICA DI BIGNOTTI. «Si tratta di un caso molto delicato», spiega l’assessore alle Politiche abitative, «con evidenti fragilità sociali, ma sul quale deve essere fatta chiarezza. Sono in contatto con i servizi territoriali competenti, e cioè l’ambito sociale Montagna Aquilana, che a breve mi forniranno una relazione dettagliata. Dalle prime informazioni , è emerso che la donna non è residente nel comune dell’Aquila, ma in uno limitrofo. Siamo dunque di fronte a una situazione particolare, nella quale entra in gioco una eventuale collaborazione tra enti diversi. La mancata residenza mi fa pensare che nel vecchio bando la posizione in graduatoria della richiedente non fosse così favorevole. E voglio poi chiarire che non deve essere firmata nessuna ordinanza, per l’assegnazione dell’alloggio, come invece riferito agli organi di informazione dalla signora. E pur comprendendo il caso umano, sottolineo che l’occupazione abusiva non è un modus operandi da emulare. Tra l’altro stiamo parlando di alloggi costruiti con i fondi europei e destinati all’assistenza post sisma, per i quali stiamo predisponendo un nuovo bando. Ricordo a tutti», conclude Bignotti, «che in Comune c’è un apposito ufficio per il servizio sociale».
LE REAZIONI. In rete pochi contestano l’occupazione abusiva: la reazione quasi corale è di solidarietà. «Questa donna», si legge in un commento, «ha provato a fare tutto nella legalità, non è stata ascoltata. È ingiusto tenerla per strada con due figlie». Tra gli utenti dei social c’è anche chi prevede «occupazioni di massa».
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