«Progetto Case solo per ricchi»
De Santis: con il nuovo bando la giunta esclude le famiglie disagiate
L’AQUILA. «Al primo bando del Progetto Case avevano risposto 1.150 famiglie. Oggi il Comune riscrive il bando e con il limite minimo di reddito di fatto lascia fuori la parte più debole e indifesa della popolazione, e questo avviene solo per l’incapacità dell’amministrazione di riscuotere le bollette delle utenze».
Lo ha detto il consigliere comunale Idv, Lelio De Santis, nel corso di una conferenza stampa indetta per contestare i criteri di assegnazione dei nuovi bandi per l’accesso al Progetto Case e Map, dopo il ritiro del bando emesso dalla precedente amministrazione. Tra i criteri dei due nuovi bandi, il limite minimo di reddito Isee a 12.001 euro e 13.001 euro. «Si tratta di famiglie che un affitto potrebbero pagarlo, e invece si riserva loro un numero cospicuo di alloggi, 80+80, mentre sui lasciano fuori tutte le persone in gravi difficoltà o con un reddito solo di poco inferiore. Certamente ci diranno che a breve faranno un nuovo bando per le famiglie in difficoltà. Mi chiedo, però», ha sottolineato De Santis, «con quali appartamenti, visto che i numeri degli appartamenti disponibili non sembrano chiari, considerando anche la recente convenzione con le forze armate. Purtroppo molte delle famiglie che avevano risposto al primo bando, quello poi ritirato, non possono aspettare i tempi della burocrazia. Mi consta personalmente di famiglie che non potendo aspettare hanno deciso di andarsene. È il caso di una ragazza che non avendo alternative ha scelto di andare ad aprire la sua attività a Giulianova. La giunta comunale», aggiunge De Santis, «decidendo di dare il Progetto Case solo a chi dimostra di poter pagare, certifica la propria incapacità nel riscuotere le utenze. È da febbraio che non vengono emesse le bollette, e questo significa che si finirà come con la passata amministrazione, che io spesso ho pungolato proprio su questo punto, di super bollette anche da 6.000 euro. L’indebitamento del Comune sul Progetto Case deriva per il 90% dalla mancata riscossione delle utenze e non per il canone, che incide relativamente», ha concluso De Santis. «In commissione si è discusso di come tra 10 anni all’Aquila ci potrebbero essere 30.000 abitazioni in eccesso, rispetto al fabbisogno; la giunta deve fare attenzione a non creare oggi le condizioni che possano portare le persone ad andarsene dall’Aquila». (r.p.)
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