Progetto dato in subappalto, arriva lo stop

L’ufficio speciale di Fossa scopre una procedura sospetta: ora il Tar deciderà a chi spettano i soldi
L’AQUILA. Di per sé è uno dei tanti procedimenti giudiziari, relativi alla ricostruzione post-sisma 2009, che intasano il tribunale amministrativo e il Consiglio di Stato. Ma se si va ad approfondire un po’ si scopre, ufficialmente, quello che in questi anni post-sisma tutti sapevano. E che cioè almeno fino al 2013 ci sono stati studi tecnici che hanno fatto incetta di progetti per poi subappaltarli a progettisti con sedi nei posti più disparati, da Milano a Reggio Calabria. Una “prassi” che sta ancora causando problemi e ritardi a molti aggregati. C’è chi dice, addirittura, che qualche tecnico ha fatto il progetto senza mai andare sul posto, ma fidandosi di dati che gli venivano inviati con e-mail. Nel 2013, grazie anche al lavoro degli Ordini professionali, si mise fine a tale andazzo e da quel momento il subappalto per la progettazione diventò illegale. Ma evidentemente non è bastato.
Il Tar e il Consiglio di Stato sono stati di recente chiamati a chiarire proprio una vicenda che, per quello che se ne sa finora, presenta profili di illegittimità. Ad accorgersi del presunto giochetto è stato l’Ufficio speciale di Fossa al quale da tempo sono state accorpate anche le competenze che una volta erano distribuite agli uffici sparsi sul territorio (quelli facenti capo alle aree omogenee) ora chiusi. È accaduto che la progettazione della ristrutturazione di un aggregato in un borgo dell’Aquilano, affidata dai proprietari a una società, in realtà era stata fatta e firmata da un tecnico che nulla avrebbe a che fare con quella società. Quando l’Ufficio speciale se n’è accorto ha chiesto indietro i soldi, circa 190.000 euro, alla società che li aveva ricevuti (il via libera era stato dato proprio da una delle ex sedi periferiche) in modo non regolare. Da tale richiesta è partito il ricorso al Tar, che ha negato al ricorrente la sospensiva. A fronte di tale decisione è stato presentato un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato che sostanzialmente non ha bocciato la decisione del Tar, ma ha chiesto ai giudici aquilani di fissare al più presto l’udienza di merito per decidere chi tra la società di ingegneria e l’Ufficio speciale ha ragione. Va detto che i lavori all’aggregato in questione vanno avanti e, se dovesse avere ragione l’Ufficio speciale, lo stesso ufficio, una volta riavuti i soldi, li darà direttamente a chi ha materialmente fatto il progetto. Senza, però, l’eventuale “cresta”. (g.p.)

