Progetto di legge salva-tribunali Si tenta una manovra disperata

1 Agosto 2021

Marsilio telefona alla presidente del Senato: si sta lavorando a un’altra proposta di rinvio della chiusura L’altro percorso: mantenere gli uffici di Avezzano, Sulmona, Vasto e Lanciano a spese della Regione

AVEZZANO. Un progetto di legge da portare all’attenzione della commissione deliberante, senza passare per l’aula parlamentare.
È la soluzione principale che si fa strada nelle ultime, frenetiche ore nel disperato tentativo di strappare alla chiusura i tribunali di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto dopo la “censura” arrivata dalla presidente del Senato.
Il secco “no” del governo non ferma, dunque, la battaglia per la salvaguardia della giustizia di prossimità in Abruzzo dove si continua a lavorare a una soluzione che possa far cadere il veto imposto dal ministro Marta Cartabia e, forse, anche dal Quirinale, sull’emendamento trasversale che avrebbe sancito la proroga di due anni, fino a settembre 2024, per i quattro tribunali. Emendamento firmato da 10 senatori, rappresentanti di tutte le forze politiche di Palazzo Madama, approvato all’unanimità in due diverse commissioni (Affari costituzionali e Giustizia), promosso pure in commissione bilancio dove era stata trovata la copertura finanziaria necessaria (720mila euro) e alla fine stralciato all’ultimo momento da Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato, a un passo del voto di fiducia del maxi emendamento, perché ritenuto estraneo al decreto sulla semplificazione della giustizia. Almeno questa è stata la motivazione ufficiale.
ESISTE UNO SPIRAGLIO? Si è aperto dopo la telefonata intercorsa proprio tra il numero uno di Palazzo Madama e il governatore abruzzese Marco Marsilio, all’indomani dell’inaspettato dietrofront. In sostanza, l’emendamento a favore della proroga dovrebbe essere riproposto sotto forma di progetto di legge, e con un percorso a parte (presentato dagli stessi parlamentari che hanno presentato l’emendamento?), ma questa volta direttamente in commissione deliberante, senza passare per l’aula parlamentare. Una strada ritenuta più sicura e meno insidiosa dagli addetti ai lavori. Una strada che cerca di percorrere la Regione.
Intanto, la prossima settimana nell’agenda della commissione giustizia al Senato c’è anche la discussione del progetto di legge alle Camere del consiglio regionale abruzzese presentato a settembre dello scorso anno. La proposta oltrepassa la proroga verso la salvezza definitiva con la Regione Abruzzo pronta a farsi carico delle spese di funzionamento dei quattro tribunali tenuto conto che il ministero può autorizzare gli enti locali ad assumersi l’onere delle spese non giuridiche.
CAOS SEDI E PERSONALE. In attesa delle mosse parlamentari, la chiusura dei palazzi di giustizia di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto è fissata al 14 settembre 2022, per giunta nella programmazione delle udienze di rinvio, oltre la data x, le sedi saranno L’Aquila, per i tribunali di Avezzano e Sulmona, e Chieti per i presìdi di Lanciano e Vasto. La riforma della geografia giudiziaria che penalizza il sud dell’Abruzzo è figlia del decreto legislativo numero 155 del 7 settembre 2012 che di fatto ha già cancellato le sedi anche sulla pianta organica del ministero di via Arenula per le quali non sarà previsto l’invio di personale amministrativo in vista delle nuove assunzioni annunciate. Quindi i tribunali chiusi restano aperti per un altro anno, ma senza funzionari.
ALTRE REAZIONI. Sulla vicenda è intervenuto anche Avezzano Bene Comune. «È del tutto evidente che la decisione della presidentessa Casellati, di stralciare l’emendamento risponda alla pericolosa e ormai imperante logica dei tagli lineari», fa sapere il gruppo politico di centrosinistra, «senza tener conto delle specificità di ciascun territorio e del principio per cui, in uno Stato di diritto, la giustizia non dovrebbe misurarsi a chilometri, ma nella sua stessa indiscriminata esigibilità. È evidente, altresì, che, al fine di risolvere il problema, continui a rendersi necessario l’intervento dell’insieme delle forze politiche abruzzesi, senza tuttavia dimenticare le responsabilità delle medesime, in modo trasversale, nel determinare lo stato di cose cui si è arrivati».
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