Proiettili e minacce, visionate le telecamere

20 Aprile 2024

Stradale di Pratola. Esami anche sulle buste utilizzate per l’intimidazione a Bernardi e Di Loreto

SULMONA. Vanno avanti le indagini sulle intimidazioni legate all’inchiesta dei “furbetti del sonnellino”. In queste ore gli agenti del commissariato di Sulmona e della polizia stradale dell’Aquila, che stanno indagando sui colleghi della sottosezione di Pratola Peligna, stanno esaminando le immagini delle telecamere di videosorveglianza collocate nei pressi delle abitazioni di Luciano Bernardi, ex comandante della stradale di Pratola, e Attilio Di Loreto, ispettore. Entrambi, lo scorso 16 aprile, hanno ricevuto per posta una busta gialla, senza timbro né francobollo con un proiettile all’interno, uno di quelli in uso esclusivo alle forze di polizia. Nella busta c’era anche un foglio A4 con la frase “questo basta”, scritta con normografo. Dopo aver perquisito (senza esito), alloggi, uffici e veicoli degli undici poliziotti indagati, gli stessi finiti nell’indagine condotta da Bernardi e Luciani dal 2019 al 2022, gli inquirenti stanno eseguendo ora accertamenti più specifici proprio sulle due buste. In particolare si sta cercando di risalire al punto vendita in cui sono state acquistate, sperando di poter individuare gli autori del gesto intimidatorio. Gesto che, secondo la Procura, potrebbe essere legato proprio agli undici indagati, o meglio alla futura deposizione di Bernardi e Di Loreto nel processo. Altre indagini sono finalizzate a cercare eventuali impronte digitali o tracce di Dna sulle buste gialle, consegnate per posta, almeno nel caso dell’ex comandante che ha riferito agli investigatori di essere tranquillo e di aver ricevuto minacce già in passato per altre inchieste. Qualcosa, gli inquirenti, sperano possa uscire anche dall’analisi dei tabulati telefonici. Tuttavia, nelle ultime ore, l’inchiesta si è allargata. Si è appreso infatti che uno degli undici poliziotti, ora sono indagati anche per la minaccia con il proiettile, è stato a sua volta vittima di un atto intimidatorio nei mesi scorsi con modalità più o meno simili. Niente proiettile ma una lettera che, all’epoca, non era stata presa minimamente in considerazione né denunciata alla Procura. (a.d.a.)
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