Proiettili, il giallo della consegna

28 Aprile 2024

Da accertare le modalità della spedizione delle lettere minatorie a chi indagò sui colleghi poliziotti

SULMONA. Vanno avanti le indagini della polizia sul gesto intimidatorio subìto, la scorsa settimana, dall’ex comandante della stradale di Pratola Peligna, Luciano Bernardi e dal sovrintendente Attilio Di Loreto, che avevano ricevuto per posta due buste con proiettili 9x19, in uso esclusivo alle forze di polizia. Entrambi, dal 2019 al 2022, avevano condotto l’inchiesta sui “furbetti del sonnellino”, che coinvolge undici uomini in divisa, accusati, a vario titolo, di truffa e falso ai danni dello Stato, peculato, furto, omissione d’atti d’ufficio, omissione di soccorso e interruzione di pubblico servizio.
Gli undici, ora, sono finiti sotto inchiesta anche per la minaccia a Berardi e Di Loreto perché, secondo la Procura, la grave intimidazione avrebbe a che fare con la futura deposizione dei due nel processo. Ma per la polizia, che sta indagando sul caso, qualcosa non torna. Le buste consegnate per posta, che contengono, oltre ai proiettili, anche la scritta “questo basta”, non hanno né il francobollo né il timbro dell’ufficio postale dove sono state prese in carico e affidate ai portalettere. Circostanza assai strana per gli inquirenti, che stanno approfondendo il caso. La polizia, infatti, ascolterà di nuovo il personale e la direzione degli uffici postali dove sono state smistate le lettere minatorie, per capire come sia stata possibile una consegna senza alcuna affrancatura. Gli undici poliziotti, intanto, hanno respinto gli addebiti. Nella perquisizione ordinata dalla Procura, che aveva disposto di controllare uffici, abitazioni e veicoli degli indagati, non sono venuti fuori elementi o indizi a supporto dell’accusa. (a.d.a.)