«Pronti a tassarci pur di salvare il nostro tribunale»

17 Gennaio 2017

Il presidente dell’Ordine dei commercialisti, Dell’Olio: «La sua chiusura è la morte socio-economica della città»

AVEZZANO. Il tribunale va salvato, ricorrendo anche a un’autotassazione. La sua chiusura rappresenterebbe la definitiva morte del tessuto socio-economico della città di Avezzano. Sono le riflessioni di Valerio Dell’Olio, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti di Avezzano e della Marsica.

«È sotto gli occhi di tutti che, dopo un periodo di progressivo decentramento delle funzioni», è la premessa del presidente Dell’Olio, «lo Stato, di fatto, sta ripensando il proprio modello organizzativo di sussidiarietà, mortificando in gran parte il principio del mutualismo, secondo il quale i diritti fondamentali devono poter essere esercitati da tutti i cittadini in egual misura e con le stesse opportunità in una condivisione di valori e di aiuto reciproco. È innegabile il fatto che la produzione normativa dello Stato negli ultimi anni ha reso i piccoli comuni più poveri e spopolati, con la conseguente difficoltà a svolgere le loro funzioni. Lo stesso è accaduto per altri servizi essenziali, quali la sanità, la previdenza, la giustizia.La parola d’ordine da un po’ di tempo a questa parte è una sola: spending review, ossia riduzione delle spese, che non sempre significa eliminazione degli sprechi. Ma si è proprio sicuri di operare per il bene della collettività? Anche il diritto alla giustizia viene compresso, avendo lo Stato individuato a tavolino la riduzione degli uffici, quale unico criterio per raggiungere il risparmio, senza verificare attentamente l’ampiezza e l’orografia dei luoghi, l’enorme disagio ad accedere ai servizi da parte di un numero considerevole di cittadini».

«Per quanto riguarda l’Abruzzo e la Marsica», aggiunge Dell’Olio, «basti guardare la cartina amministrativa della nostra regione per immaginare gli effetti negativi che si produrranno e quale ulteriore disequilibrio politico-economico verrà perpetuato: si avranno i tribunali di Teramo, Chieti e Pescara, tutti praticamente sulla costa e gli ultimi due distanti tra loro meno di dieci chilometri, e quello dell’Aquila che servirà un territorio montuoso pari alla metà dell’area dell’Abruzzo e accorperà anche i tribunali di Sulmona ed Avezzano. È facile prevedere che questo potrebbe essere veramente il colpo mortale per il nostro tessuto sociale e la nostra economia già provata da innumerevoli spoliazioni e con un territorio in piena regressione economica. La classe politica che ci rappresenta ha, quindi, il dovere di rompere gli indugi, di trovare maggiore coraggio e porre con forza la questione, di valutare gli effetti disastrosi della chiusura in oggetto, ma è altresì vero che c’è bisogno di una sinergia di forze, classe dirigente, rappresentanze sociali, ordini professionali, associazioni di categoria, sindacati, affinché una sola voce, forte e chiara arrivi alle coscienze di chi, sottovalutando le molteplici sfaccettature del problema, decide di sopprimere un tribunale, come se fosse solo un fatto di numeri per far quadrare i conti. In quest’ottica l’Ordine dei commercialisti che è sempre stato in prima linea e parte attiva in ogni iniziativa pro-tribunale, garantirà un rafforzato impegno per ogni azione, anche eclatante, che vada in questa direzione, compresa quella molto interessante, e dal nostro punto di vista condivisibile, avanzata alla Regione circa la convenzione per la gestione in proprio dei tribunali, fino ad arrivare ad un’ipotesi di autotassazione da parte degli avvocati e della nostra categoria. Il nostro consiglio si attiverà per il coinvolgimento dei propri iscritti e per la sensibilizzazione degli operatori economici».

«Infine un’ultima riflessione non può che andare alla più grande delle occasioni perdute», conclude il presidente dei Commercialisti marsicani, «al sogno infranto della Provincia della Marsica che alla fine degli anni ‘80 vide, forti di una petizione popolare firmata da 60 mila cittadini, 37 sindaci uniti del nostro territorio chiedere con estrema fermezza l’istituzione della Provincia a cui il consiglio regionale fece seguire un pilatesco rinvio alla Camera in virtù della medesima rivendicazione di Sulmona. Come sono andate le cose da allora ad oggi è sotto gli occhi di tutti: quella vicenda ha riverberato i suoi effetti anche a distanza di molti anni ed avrebbe dovuto insegnarci qualcosa e servire a farci trovare la forza, il coraggio, la determinazione, per non far svanire quella che rappresenta oggi l’ultima nostra occasione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA