Pronto soccorso caos Il triage non c’è e sei ore per una visita

7 Agosto 2015

La denuncia arriva dal Tribunale per i diritti del malato: «Codici di priorità non assegnati, situazione insostenibile»

SULMONA. Un pronto soccorso dove le attese superano anche le sei ore consecutive e dove non ci sono differenze e priorità in base alla gravità dei casi che si presentano. È questa la fotografia scattata al reparto urgenze del piano terra dell’ospedale dell’Annunziata da Edoardo Facchini, responsabile regionale del Tribunale per i diritti del malato. Una situazione ormai insostenibile e nel 2015 al limite della legalità, vista anche la delibera della Asl numero 1.317 del 31 luglio scorso con cui si fa riferimento alla necessità di adottare e implementare il triage. Il codice, bianco, verde, giallo o rosso, con cui vengono catalogati i pazienti al loro arrivo in pronto soccorso, per meglio gestire gli interventi e seguire una scala di priorità nelle visite e negli eventuali ricoveri.

«Qui bisogna bussare alla porta, dire di cosa si soffre e poi aspettare sulle sedie», racconta scandalizzato Facchini, «con le priorità che si stabiliscono sulla base di chi urla o si lamenta di più. Nel 2015 è una cosa inconcepibile e non si capisce perché la direzione sanitaria non sia stata trasferita, come era in programma da tempo, per dare modo al pronto soccorso di riorganizzarsi».

Il reparto, infatti, secondo Facchini, dovrebbe avere tutt’altra impostazione. «Innanzitutto ci vuole una postazione a vetri, dove gli addetti possano vedere coi loro occhi i casi che arrivano e in più occorre un infermiere dedicato al servizio e all’assegnazione dei codici. Qui si bussa e poi si aspetta il proprio turno non si sa bene in base a cosa». Eppure la spiegazione del triage e cioè dei codici bianco (non critico), verde (poco critico), giallo (mediamente critico) e rosso (molto critico), si trova sui manifesti affissi alle porte del reparto. «Il problema», insiste Facchini, «è che chi di dovere non interviene. Sono anni che lamentiamo questo problema, ma non interessa a nessuno». Ma in estate si amplificano in ospedale anche le annose carenze di organico, legate soprattutto alla mancanza di infermieri negli ambulatori, e i problemi legati al caldo.

«Non c’è un adeguato impianto di climatizzazione», prosegue Facchini, «e alcune stanze diventano nelle ore calde della giornata dei veri e propri forni. In più con le ferie i problemi di organico diventano delle vere emergenze».

Nello stesso tempo, il Tdm approva l’idea di ospedale unico (Sulmona, Castel di Sangro e Popoli), ma sollecita i sindaci a muoversi in fretta.

Federica Pantano

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