Pronto soccorso nel caos tra lunghe file e proteste

Il Tribunale del malato accusa: ogni estate si registra lo stesso problema C’è poco personale nei reparti a causa delle ferie e il triage deve funzionare bene
SULMONA. Lunghe file e ore in attesa di una diagnosi o di una terapia. Pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona nel caos. Tornano i problemi nel reparto emergenze dell'Annunziata come ogni estate a causa delle carenze di organico e della necessità di far smaltire le ferie al personale.
Uno degli ultimi casi vede protagonista un giovane che, dopo essersi ferito alla mano con un chiodo, ha dovuto aspettare più di tre ore prima di ricevere le cure. Denuncia le carenze di organico il Tribunale per i diritti del Malato, secondo cui la situazione del pronto soccorso sarebbe ormai insostenibile.
«Come ogni estate siamo di fronte alla stessa situazione», fa notare il responsabile del Tdm, Edoardo Facchini, «è un problema che va affrontato e risolto per tempo».
Secondo Facchini le lunghe file al pronto soccorso dipendono anche da una mancanza di fiducia che alcuni pazienti nutrono verso il medico di guardia. «Faremo in modo di essere presenti come Tdm per monitorare la situazione e fare una statistica sui disagi e le criticità», chiosa Facchini.
Sulla pianta organica del reparto mancano all’appello otto medici, attualmente in servizio ce ne sono sei su quattordici. Un quadro che fa emergere come la carenza di risorse umane resti la patologia cronica dell’Annunziata.
«Qui bisogna bussare alla porta, dire di cosa si soffre e poi aspettare sulle sedie», riferisce scandalizzato Facchini, «con le priorità che si stabiliscono sulla base di chi urla o si lamenta di più. Nel 2017 è una cosa inconcepibile e si dovrebbe fare qualcosa».
Da non molto è stato più o meno introdotto il triage, il sistema internazionale di catalogazione delle patologie degli utenti. Il codice, bianco, verde, giallo o rosso, con cui vengono catalogati i pazienti al loro arrivo in pronto soccorso, serve a gestire meglio gli interventi e seguire una scala di priorità nelle visite e negli eventuali ricoveri. Il reparto, infatti, secondo Facchini, dovrebbe avere tutt’altra impostazione.
«Innanzitutto ci vuole una postazione a vetri, dove gli addetti possano vedere coi loro occhi i casi che arrivano e in più occorre un infermiere dedicato al servizio e all’assegnazione dei codici», aggiunge Facchini, «qui si bussa e poi si aspetta il proprio turno non si sa bene in base a cosa».
La spiegazione del triage e cioè dei codici bianco (non critico), verde (poco critico), giallo (mediamente critico) e rosso (molto critico), si trova sui manifesti affissi alle porte del reparto.
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