Pronto soccorso, scontro dirigenza-medici

22 Aprile 2020

Rimprovero della Cipollone: «Tralasciate le patologie no-Covid». La replica: «Qui niente protocolli»

AVEZZANO. Scoppia la polemica al pronto scorso dell’ospedale di Avezzano. Tutto nasce da una lettera del direttore sanitario, Lora Cipollone, che critica i medici per il modo in cui hanno fatto fronte all’emergenza sanitaria in atto. Secondo il dirigente, «nel corso dell’ultimo mese, in emergenza Covid-19, l’attività dei medici del pronto soccorso è stata fondata esclusivamente sull’individuazione del paziente Covid e non-Covid, tralasciando tutte le altre patologie, al punto che sono accaduti episodi gravi che hanno messo a repentaglio non solo la salute, ma anche la stessa vita dei pazienti». Un richiamo quindi a dare la stessa attenzione, se non più di prima, a tutti gli altri pazienti che con il coronavirus non c’entrano nulla. Dall’inizio dell’emergenza gli accessi ad Avezzano si sono drasticamente ridimensionati, ma negli ultimi giorni anche i pazienti sospetti Covid sono pochissimi. Le accuse nella lettera inviata il 14 aprile al manager Asl, Roberto Testa, e ai direttori delle unità operative non sono andate giù ai medici che hanno replicato tramite dei legali. Gli avvocati Renzo Lancia e Salvatore Braghini difendono l’operato dei medici, i quali accusano la direzione di «non aver neppure elaborato un apposito protocollo per fronteggiare la grave emergenza». In sostanza, i sospetti Covid che presentavano anche altre patologie, venivano ricoverati in malattie infettive. «Senza un protocollo», spiegano i legali, «cosa avrebbero dovuto fare i medici? Disporre il ricovero nel reparto di appartenenza della patologia principale? Avrebbero dovuto correre il rischio di infettare l’intero reparto di Medicina, Chirurgia o altro?». Inoltre, secondo i medici, nella primissima fase dell’emergenza, a causa della quarantena a cui erano stati sottoposti alcuni sanitari, «i pochi medici rimasti hanno dovuto far fronte a un enorme carico di lavoro e responsabilità». In quella fase è stato necessario, oltretutto, impiegare ad Avezzano anche tutto il personale del Ppi di Tagliacozzo, tanto da comportarne la chiusura, che ancora oggi persiste. I medici segnalano inoltre di aver operato in quella fase «con personale ridotto, in assenza di percorsi dedicati, senza dotazione di dispositivi di protezione». I legali suggeriscono «di non avventurarsi più in critiche infondate, al limite della diffamazione, visto che le emergenze sono state affrontate adeguatamente, con la stessa attenzione di sempre, riuscendo a fornire, nonostante la situazione, tutta l’assistenza necessaria e, soprattutto, scongiurando conseguenze negative per pazienti e operatori».
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