Provincia condannata a pagare 1 milione

2 Febbraio 2019

I giudici del Tar: deve risarcire la ditta “I Platani” esclusa ingiustamente dai restauri del Liceo “Croce” di Avezzano

L’AQUILA. Il Tar ha condannato la Provincia al pagamento di circa un milione alla società aquilana “I Platani” esclusa illegittimamente dall’appalto per la ristrutturazione di una scuola. Si tratta del liceo socio-pedagogico “Croce” di Avezzano.
Con una sentenza di 3 anni fa il Tar aveva accolto il ricorso della società aquilana annullando la determina dirigenziale della Provincia del 26 agosto 2011 con cui era stato aggiudicato alla Costruzioni Metalliche prefabbricate l’appalto per la messa in sicurezza di quella scuola di Avezzano. Di lì il ricorso presentato dall’avvocato Fausto Corti contro la Provincia e la curatela della ditta aggiudicatrice.
Il Tar aveva stabilito, sempre nella sentenza del 2016, che le parti avrebbero dovuto raggiungere un accordo sulla base di determinati criteri e che, in difetto, i ricorrenti avrebbero potuto richiedere la determinazione giudiziale della somma dovuta.
«Il lucro cessante che “I Platani” hanno diritto di ricevere», scrivono i giudici nella motivazione, «ammonta al 10 per cento della base d’asta decurtato della percentuale di ribasso dell’offerta della ricorrente. Alla somma così individuata bisognerà decurtare il 7 per cento a titolo di perceptum vel percipiendum e un ulteriore 20 per cento a titolo di concorso di responsabilità del creditore».
L’offerta presentata dalla società edile aquilana fu di 6 milioni e 752mila euro. Facendo i debiti conteggi la somma da pagare è poco più di mezzo milione a titolo di lucro cessante, ovvero mancato guadagno, cui va aggiunta la somma di 27mila euro a titolo di danno curricolare. A ciò va aggiunta la rivalutazione monetaria «applicando l’indice Istat dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati e a interessi compensativi come determinati dalla sentenza del 2016». Alla fine il quantum non dovrebbe essere lontano dal milione di euro. «La giurisprudenza amministrativa», si legge nella motivazione del Tribunale amministrativo regionale a sostegno del verdetto, «ha costantemente riconosciuto che l’impresa privata ingiustamente dell’esecuzione di un appalto pubblico può rivendicare a titolo di lucro cessante anche la possibilità concreta di incrementare il proprio avviamento per la parte relativa al curriculum professionale da intendersi anche come immagine e prestigio professionale».
Il collegio giudicante era formato dal presidente Antonio Amicuzzi e dai colleghi Paola Anna Gemma Di Cesare (consigliere) e Mario Gabriele Perpetuini (referendario). Sulla vicenda si ipotizza anche un danno erariale visto che gli atti sono stati inviati alla Corte dei conti. Da ricordare che la ditta Costruzioni Metalliche fu ammessa a fare i lavori nonostante non avesse esibito alcuni documenti, cosa che avrebbe dovuto comportarne l’esclusione.
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