Psichiatria, paziente picchia infermiera

6 Luglio 2019

Costretta a ricorrere al pronto soccorso dopo l’aggressione. Gli operatori denunciano: siamo in carenza di personale

L’AQUILA. Un calcio in pieno petto e tanto spavento. Se la caverà con 4 giorni di prognosi per una contusione l'infermiera colpita giovedì scorso da un paziente psichiatrico.
Un nuovo (l’ennesimo) caso di aggressione registrato all’interno del reparto di Psichiatria dell’ospedale cittadino, dove l'ambiente di lavoro diventa sempre più complesso. L’anno scorso un medico venne colpito più di una volta alla gola con una forchetta. La denuncia arriva da fonti interne al reparto, dove il clima è teso e sono continue le minacce fisiche e verbali. Una situazione divenuta insostenibile, «aggravata dalla carenza di personale strutturato, assunto a tempo indeterminato e con esperienza», spiegano i denuncianti.
Sono soltanto 4 gli infermieri impiegati per ciascun turno e non più di 5 i medici, che devono gestire un reparto che ospita persone con patologie mentali molto delicate. Gravoso il carico di lavoro. Il reparto psichiatrico del San Salvatore, infatti, è l’unico Spdc (Servizio psichiatria diagnosi e cura) dell’intera Asl aquilana. Vuol dire che vi confluiscono pazienti da tutta la provincia: da Castel di Sangro a Sulmona, passando per la Marsica. Diversi, inoltre, i ricoveri provenienti dalla Rems di Barete, la residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza istituita nel piccolo comune, dopo la chiusura degli ospedali giudiziari, oppure persone poste agli arresti domiciliari che i giudici trasferiscono nel reparto ospedaliero. Attualmente – secondo chi racconta – a fronte di un tetto massimo previsto di 14 pazienti, il reparto ne ospita 18. Uno dei problemi più seri è la tipologia di lavoratori in servizio al reparto, «molti dei quali sono precari, assunti tramite cooperative, che non denunciano per paura di essere mandati via». Non solo: gli spazi di degenza all'interno del reparto sarebbero insufficienti, come è stato evidenziato e messo nero su bianco dai Nas, che a fine 2018 hanno fatto un sopralluogo dopo aver ricevuto una sollecitazione da un paziente, che denunciava proprio la situazione di eccessiva prossimità tra i ricoverati, spesso costretti a occupare in sovrannumero la stessa stanza. Il reparto – secondo chi denuncia – da solo non riesce a garantire né i posti letto, né l’efficienza del servizio. Servirebbe, dicono, del personale strutturato che andasse a bilanciare la presenza dei dipendenti più inesperti. Una situazione che fa il paio con la carenza di personale che da tempo denunciano i sindacati: negli ospedali della provincia dell’Aquila mancano più di 700 tra medici, infermieri, tecnici di laboratorio, ausiliari. La Asl, contattata, per ora preferisce «non commentare».
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