Pub e movida in centro Il tema divide i residenti

8 Luglio 2014

L’AQUILA. Sul centro storico ostaggio dei pub e dei loro frequentatori il dibattito è aperto. «Non trovo giusto quello che dice l’avvocato Cesidio Gualtieri. Ha fatto tanto per far partire il suo...

L’AQUILA. Sul centro storico ostaggio dei pub e dei loro frequentatori il dibattito è aperto. «Non trovo giusto quello che dice l’avvocato Cesidio Gualtieri. Ha fatto tanto per far partire il suo cantiere, ora non ha senso dire di non voler tornare». È amareggiata Elisa Aloisi, una degli abitanti di via Garibaldi, che presto tornerà nella sua casa, Palazzo Antinori, amareggiata dalle parole del noto avvocato che dalle pagine del Centro ha annunciato un esposto alla Corte dei Conti per lanciare un allarme: i soldi con cui si ricostruisce il centro storico, secondo Gualtieri, sono inutili perché nessuno può tornarci a vivere. Secondo l’avvocato, che fino al 2009 abitava a Palazzo Lelj, durante la notte il centro storico è luogo senza regole. E le «vittime», la mattina dopo, sono gli abitanti. Per questo ha detto «sono stufo di questa amministrazione, se il centro continua a essere in queste condizioni vivrà senza di me». Aloisi ribatte: «Il sindaco non può obbligare i cittadini a non affittare ai pub, certo la situazione non è facile. Non lo era neanche prima del sisma, ma se non si torna a vivere lì non si può neanche fare nulla per cambiare». Aloisi sottolinea poi la situazione dei suoi locali commerciali: «Ho riaffittato i miei tre locali ai prezzi pre-sisma: Punto G e un negozio di prodotti abruzzesi c’erano e torneranno, il terzo locale l’ho affittato a un’agenzia immobiliare. Sarebbe bello avere i servizi di vicinato, come dice Gualtieri, ma per adesso bisogna rianimare i luoghi, solo così altri commercianti avranno voglia di tornare». Gualtieri parlava di un centro come un Bronx, di persone che vomitano davanti ai portoni, di altre che imbrattano i muri, una situazione in cui «i controllori», ha dichiarato, «sono i primi frequentatori dei pub». Per restaurare Palazzo Lelj sono serviti oltre 7 milioni, tre per Palazzo Antinori. «Se non si voleva tornare lo si doveva dire prima che arrivassero i soldi dello Stato», ha concluso Aloisi. «Rientrare è un dovere. Inoltre noi amiamo la nostra casa, in passato abbiamo speso oltre 200mila euro per rifare il tetto, ora vogliamo rientrare. Se la situazione sarà difficile non andremo via, ma cercheremo un confronto colsindaco».

Barbara Bologna

©RIPRODUZIONE RISERVATA