Pugno duro del giudice Niente libertà per sette

1 Febbraio 2017

Scarcerato soltanto Bighencomer per consentirgli di andare al lavoro Pronte le richieste di revoca dei provvedimenti al tribunale del Riesame

SULMONA. Restano tutti in carcere e agli arresti domiciliari i giovani coinvolti nell’inchiesta “La Fenice”. Lo ha deciso il giudice per le indagini Marco Billi, il quale ha rigettato tutte le richieste di misure cautelari meno afflittive di quelle del carcere e degli arresti domiciliari alle quali sono tuttora sottoposti sette degli otto indagati. Il solo ad essere stato scarcerato è stato Eddy Bighencomer, al quale il giudice ha concesso l’obbligo di firma motivando la decisione con le esigenze lavorative che il difensore del giovane, l’avvocato Stefano Michelangelo ha invocato nella sua richiesta di scarcerazione. Anche se lo stesso provvedimento non è stato adottato nei confronti di altri arrestati, come Francesco Tirimacco, incensurato e con la necessità di portare avanti la sua attività di gommista. Il che fa supporre che dietro alla motivazione ufficiale che ha portato Bighencomer fuori dal carcere, possa esserci qualche altra causa. «Non riusciamo a capire quale sia stato il parametro utilizzato dal giudice visto che il mio assistito, che in precedenza non è stato mai coinvolto in vicende giudiziarie, vive con il suo lavoro e con la sua attività», sottolinea l’avvocato Alberto Paolini, difensore di Tirimacco, «già da questa mattina depositerò il ricorso al tribunale del Riesame, perché riteniamo ingiusta la decisione del gip di rigettare la nostra richiesta». Evidentemente il gip non ha creduto alla versione fornita da Tirimacco, il quale era stato l’unico a rispondere alle domande del magistrato, rigettando le accuse che gli erano state contestate. Mentre tutti gli altri si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Oltre a Tirimacco che resta agli arresti domiciliari e a Bighencomer che ha ottenuto l’obbligo di firma, sono coinvolti nell’inchiesta “La Fenice” condotta dai Carabinieri della Compagnia di Sulmona, Massimiliano e Lorenzo Le Donne, Giovanni Gigante, Andrea La Civita, tutti sulmonesi, l’albanese Domeniko Elezi, residente a Pratola Peligna e Salvatore Moreci originario di Termini Imerese ma residente all’Aquila. Gli indagati sono accusati a vario titolo di traffico illecito di stupefacenti e tentata estorsione. Nell’inchiesta risultano coinvolte altri 11 giovani tra cui due donne denunciati per concorso in traffico di droga.

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