Pugno in volto, insulti e minacce: medico aggredito da un detenuto nel carcere dell’Aquila

Il dottore è stato preso di mira da un recluso in regime di 41-bis. Alla base della violenza ci sarebbe l’indisponibilità di un farmaco. Lanciati anche oggetti attraverso le sbarre
L’AQUILA. Un farmaco al momento non disponibile e uno scambio di persona. Ci sarebbe questo dietro l’aggressione avvenuta mercoledì sera in carcere ai danni di un medico. L’episodio si è verificato al delta 5 della struttura carceraria Le Costarelle di Preturo, dove un operatore sanitario, palesatosi di fronte alla cella di un detenuto in regime di 41-bis nell’intento di verificarne le condizioni di salute, è stato poi raggiunto da un pugno in un occhio sferrato da quest’ultimo attraverso la finestra del blindo.
«Figlio di p...., figlio di t..., sei tu il pezzo di m... di medico che c’era oggi pomeriggio, sei tu che non hai voluto fornirmi quello che voglio», si è sentito urlare il dottore dall’altra parte delle inferriate dopo aver incassato il cazzotto. Con il detenuto che, non pago dell’aggressione appena andata a segno, afferra alcuni oggetti presenti all’interno della sua cella nel tentativo di tirarli attraverso la stessa fessura, così da colpirlo ancora.
Quindi le minacce: «Basta che ti ho visto, basta che ho saputo chi sei. Uno di questi giorni ti faccio a pezzi». Infine l’intervento di due agenti di polizia penitenziaria, che riportano l’ordine mettendo in sicurezza il dottore, che se l’è cavata con una prognosi di pochi giorni. Anche se resta l’allarme sulle condizioni di sicurezza di chi opera nel carcere di massima sicurezza, famoso per aver ospitato la detenzione di Matteo Messina Denaro, il boss della mafia deceduto il 25 settembre 2023 all’ospedale San Salvatore dell’Aquila in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni di salute.
Si è trattato di un’esplosione di rabbia a quanto pare innescata dalla momentanea irreperibilità di un farmaco, disponibile soltanto l’indomani. Spiegazioni riferite quel pomeriggio allo stesso detenuto da un infermiere, che tuttavia lo aveva contestualmente rassicurato sulla disponibilità da parte della guardia medica di potergliene somministrare altri due di identica composizione, almeno fino all’arrivo del farmaco richiesto. Spiegazioni che hanno evidentemente calmato il detenuto nell’immediato, ma che non sono bastate a evitare l’esplosione d’ira poi manifestata intorno alle 23, in presenza di tutt’altro operatore sanitario, che ne ha infine fatto le spese.
L’episodio rilancia con urgenza il problema del rafforzamento del servizio di vigilanza all’interno del carcere di Preturo. Un istituto penitenziario che, oltre al boss Matteo Messina Denaro, conta ancora “illustri” detenuti, come la terrorista Nadia Desdemona Lioce, condannata all’ergastolo per concorso nell’omicidio di un agente Polfer il 2 marzo 2003, che durante un normale controllo di routine aveva osato chiederle i documenti.
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