Puntellamenti e mazzette, la sentenza assolve tutti

21 Aprile 2021

Cadono le accuse nei confronti dell’ex assessore Tancredi e di altri nove imputati Per il politico l’accusa puntava sulla condanna a quattro anni e mezzo di carcere 

L’AQUILA. Nessuna mazzetta per i puntellamenti post-sisma. Va in archivio con dieci assoluzioni il processo Redde rationem, nato dall’inchiesta che nel 2015 aveva fatto scattare arresti con le accuse di corruzione, estorsione, tentata estorsione e truffa. La sentenza emessa nel tardo pomeriggio di ieri dal collegio presieduto da Alessandra Ilari, giudici a latere Monica Croci e Tommaso Pistone, per nove degli imputati era quasi scontata. Il pm Guido Cocco ne aveva chiesto, infatti, l’assoluzione a seguito di testimonianze non confermate in aula, in particolare da parte del grande accusatore Antonio Lupisella, e per l’assenza di ulteriori riscontri.
LA DECISIONE. L’unica posizione rimasta in bilico era quella di Pierluigi Tancredi, ex assessore di centrodestra ed ex consigliere di opposizione all’epoca dei fatti. Nei suoi confronti l’accusa aveva chiesto la condanna a quattro anni e mezzo di reclusione per aver chiesto, e in un caso ottenuto, denaro da due imprese coinvolte nella messa in sicurezza degli edifici lesionati dal terremoto. Per lui, come per gli altri, è arrivata l’assoluzione perché «il fatto non sussiste».
L’IMPUTATO CHIAVE. «Quei soldi mi spettavano». Così ieri, con dichiarazioni spontanee, Tancredi ha giustificato sia l’aver incassato denaro dalla ditta Edilcostruzioni dei teramani Maurizio e Andrea Polisini, già assolti con rito abbreviato, che l’averne chiesto alla DiPe di Mauro Pellegrini e Giancarlo Di Persio. Le somme, cinquemila euro quella ottenuta e circa duemila quella richiesta ma non ricevuta, secondo l’ex assessore erano il corrispettivo di un’attività di intermediazione per conto delle due aziende. Nel primo caso la regolarità della corresponsione sarebbe certificata da copia del bonifico e fattura emessa a seguito della consulenza fornita ai Polisini. Nel secondo il denaro si riferirebbe a un credito, sempre per prestazioni lavorative, fornite da Tancredi alla DiPe, anch’essa inquisita e assistita da Lorenzo Cappa.
LA DIFESA. Per Antonio Milo, difensore di Tancredi insieme al collega Roberto Madama, non ci sono stati né l’estorsione né il tentativo di farsi consegnare il denaro per non rivelare ai magistrati fatti che avrebbero compromesso l’azienda teramana. Anche l’accusa di corruzione, a detta della difesa, era infondata. Un po’ perché Tancredi era consigliere comunale e non si poteva ritenere pubblico ufficiale, ma soprattutto perché DiPe ed Edilcostruzioni erano nella white list per l’affidamento diretto dei lavori e dunque non avevano bisogno di pagare tangenti.
GLI ALTRI ASSOLTI. Prosciolti anche Mauro Pellegrini e Giancarlo Di Persio, titolari della DiPe – rispettivamente assistiti da Massimo Carosi e Riccardo Lopardi con Monica Giovenco – così come l’ex cerimoniera del Comune Daniela Sibilla, l’imprenditrice Concetta Toscanelli, l’architetto Nicola Santoro (difeso da Stefano Rossi), e i tecnici Michele Giuliani (affiancato da Massimo Manieri), Roberto Scimia e Roberto Arduini, Per gli ultimi tre è caduta anche l’accusa di truffa relativa alla maggiorazione dei costi dei lavori nei cantieri.
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