Puntellamenti, milioni di euro in abbandono

19 Febbraio 2020

Materiali ammassati senza controllo a Pagliare di Sassa. Il caso affrontato in Commissione garanzia

L’AQUILA. I puntellamenti dei palazzi storici (e non solo quelli) sono stati fatti passare, in questi anni, come uno dei miracoli del “modello L’Aquila”.
Grazie a quella operazione (dal costo presunto per difetto di 250 milioni di euro) furono salvati edifici storici che altrimenti nel tempo sarebbero miseramente crollati. Quello che però non si dice è che i puntellamenti sono anche un esempio di come si spendono soldi pubblici senza, sostanzialmente, controllo. Già i lavori furono affidati all’epoca con la massima urgenza e quindi senza un progetto preventivo, ma a rendiconto finale, nel senso che il Comune pagava semplicemente quello che gli veniva chiesto dall’impresa a opera conclusa e senza questionare più di tanto. Oggi si scopre che i materiali dei puntellamenti (in particolare legno e ferro) una volta avviati i lavori di ricostruzione dei palazzi sono stati smaltiti in maniera “dissennata” e depositati a Sassa nell’ex Sercom che da mega centro commerciale oggi è diventato un capannone dove nessuno sa quanti tubi Innocenti ci sono, chi li ha portati, e se li ha portati tutti o nel viaggio se n’è persa una parte.
Ieri pomeriggio della questione (11 anni dopo) ne ha parlato la commissione garanzia e controllo presieduta da Giustino Masciocco. La problematica è stata sollevata dal consigliere Ferdinando Colantoni, che tra l’altro ha fatto notare come l’aver abbandonato i materiali in maniera del tutto incontrollata (e in un capannone che non ha mai avuto l’agibilità) espone anche a rischio di inquinamento (per esempio ci potrebbe essere del legno trattato con impregnanti). Ma non solo questo. La commissione ha dovuto prendere atto che da sei anni a questa parte è stata di fatto ignorata un’ordinanza del 2014 che imponeva “a tutti i direttori dei lavori di certificare il materiale proveniente dallo smontaggio dei puntellamenti attraverso un verbale di consistenza redatto in contraddittorio con settore ricostruzione del Comune e di provvedere alla pesatura del materiale, con esclusione dei giunti, e alla redazione di relativo verbale di pesatura”.
Oggi si scopre che all’ex Sercom non c’è mai stato un registro di carico e scarico. In sostanza le imprese scaricano e vanno via senza dover certificare nulla perché nessuno glielo chiede. Negli anni scorsi il tentativo del Comune di vendere il ferro è miseramente fallito. Il problema è che oggi nessuna verifica è più possibile. Della serie: chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto. Il Comune ora pensa a pubblicare un “avviso” per la gestione “organizzata” del sito ma, comunque andrà, sarà sempre troppo tardi. Decine di milioni di euro sono stati così immolati al “modello L’Aquila” che in questo caso è modello di spreco e scarsa considerazione per il pubblico denaro.(g.p.)
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