Punto nascita, le paure dei sindaci

22 Dicembre 2014

Allarme di Scura (Alfedena): donne costrette a partorire in Molise

ALFEDENA. La possibile chiusura del punto nascita di Sulmona crea allarme e preoccupazione anche nel territorio dell’Alto Sangro, dove non esiste un reparto analogo. Ad esprimere forte contrarietà per quanto sta avvenendo è il sindaco di Alfedena, Massimo Scura, che in passato ha ricoperto incarichi importanti in due Asl toscane. «L’errore più grande commesso dalla giunta Chiodi» sostiene il primo cittadino «consiste nell’aver diviso il processo di risanamento in due fasi: prima il risanamento economico a qualunque costo, chiusure, razionalizzazioni, e poi la ricerca della qualità. Questo approccio ha di fatto migliorato il bilancio sanitario, senza meritarsi la chiusura del commissariamento, ma ha mortificato la qualità delle prestazioni offerte, come testimoniato dalle fughe dei cittadini i verso regioni limitrofe. La chiusura del punto nascita di Sulmona ricalcherebbe il solco della precedente giunta regionale. Come sindaco di Alfedena e quindi di un centro dell’Alto Sangro, definibile come un’isola in montagna, dove dovrebbero andare a partorire le nostre donne? A oltre 100 chilometri di distanza, con i rischi ben noti, oppure fuori regione, in Molise, con ulteriore perdita di denaro abruzzese? O forse è tutto calcolato. Il recupero economico che garantirebbe la chiusura del punto nascita di Sulmona pagherebbe abbondantemente i disagi delle nostre donne verso altre regioni».

Il sindaco avanza perplessità anche in merito alla qualità dei servizi erogati. «Il tasso di parti cesarei al 50%, quando nei migliori ospedali lombardi e toscani ci si attesta sul 15/20% è preoccupante» conclude Scura «testimonia che non viene prima l’interesse delle puerpere ma dei professionisti che possono programmare il loro lavoro dove e quando è più conveniente».

Claudia Sette

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