Punto nascita, per Ronci «aree svantaggiate da tutelare»
SULMONA. È nella strategia nazionale delle aree interne del ministero dello Sviluppo eocnomico, che pone al centro di tutto la qualità della vita delle persone, la migliore risposta negativa alla...
SULMONA. È nella strategia nazionale delle aree interne del ministero dello Sviluppo eocnomico, che pone al centro di tutto la qualità della vita delle persone, la migliore risposta negativa alla chiusura del punto nascite sulmonese. Il reparto a rischio chiusura per il mancato raggiungimento delle 500 nascite annue (soglia minima stabilita dalle recenti norme in fatto di sicurezza mamma-neonato) rappresenta uno dei servizi fondamentali a cui i residenti delle aree interne non possono rinunciare. Come mette in evidenza lo studioso sulmonese Aldo Ronci in una sua ricerca, già messa a disposizione degli amministratori locali. Nello studio si evidenzia, però, la contraddizione fra le politiche sulla carta e i tagli annunciati. «Il riequilibrio tra i servizi offerti dagli ospedali e dai presìdi territoriali sta avvenendo, però, secondo modelli “regionali” alquanto differenti e con una scarsa attenzione alle esigenze specifiche delle aree interne svantaggiate e delle popolazioni che vi risiedono», avverte Ronci, «col risultato dell’allontanamento dei centri di cura. Il ministero della Sanità, contraddicendo quanto programmato da quello dello Sviluppo Economico, mette in atto un sistema di tagli lineari. L’assessorato alla Sanità della Regione mette anch’essa in atto il sistema di tagli lineari che prevede la soppressione dei punti nascita che non raggiungono i 500 nuovi nati all’anno, prescindendo dalle linee guida del ministero dello Sviluppo Economico per le aree svantaggiate». Si aggiunge al fronte del no alla chiusura la senatrice Stefania Pezzopane, secondo cui "la battaglia si può vincere con il buon senso contro i tagli del ministero». (f.p.)
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