avezzano

Quaglieri e il caso del telefonino, il pm chiede il rinvio a giudizio

13 Ottobre 2026

All’assessore regionale al Bilancio (FdI) viene contestato il peculato per l’indebito utilizzo di una sim. Il sindaco Lobene e il funzionario comunale Tomassetti accusati di falso ideologico e depistaggio

AVEZZANO. La Procura di Avezzano ha chiesto il rinvio a giudizio dell’assessore regionale al Bilancio e al Personale, Mario Quaglieri, esponente di Fratelli d’Italia e mister preferenze alle ultime elezioni Regionali, del sindaco di Trasacco, Cesidio Lobene, e del funzionario comunale Riccardo Tomassetti, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto indebito utilizzo di una scheda telefonica intestata al Comune di Trasacco. La richiesta, firmata dal sostituto procuratore Marianna Proietti, sarà esaminata il 15 gennaio 2027, alle 10, davanti al gup Mario Cervellino, chiamato a decidere se disporre il processo nei confronti dei tre imputati. Le contestazioni riguardano il peculato per Quaglieri, mentre a Lobene e Tomassetti vengono attribuite ipotesi di falso ideologico e depistaggio, in relazione ad alcuni provvedimenti amministrativi adottati nel giugno 2024. Secondo l’accusa, Quaglieri avrebbe utilizzato, dal 29 ottobre 2013 al 28 giugno 2024, un’utenza telefonica intestata all’amministrazione comunale, della quale era stato sindaco, mantenendone la disponibilità anche dopo la cessazione del mandato e senza un formale provvedimento di assegnazione.

Il costo complessivo contestato supera i 6.600 euro, sostenuti, secondo la Procura, dalle casse comunali. Nell’imputazione viene inoltre richiamato un presunto credito di 6.275 euro per indennità di fine mandato, relativo al periodo 2012-2017, che Quaglieri avrebbe inteso compensare con le spese telefoniche, attraverso un meccanismo ritenuto illegittimo dagli inquirenti. Diversa la posizione del sindaco Lobene e del responsabile della Ragioneria Tomassetti, coinvolti per gli atti amministrativi adottati il 28 giugno 2024, dopo il sequestro probatorio della scheda telefonica eseguito il 19 giugno. A Lobene viene contestata la presunta falsità di una nota che avrebbe attestato l’esistenza di una precedente comunicazione dell’ufficio finanziario relativa alla quantificazione di un credito di Quaglieri, comunicazione che, secondo gli investigatori, non sarebbe mai esistita.

A Tomassetti viene invece contestata una determina che avrebbe attestato un debito di 868,60 euro, anziché dell’importo complessivo indicato dagli inquirenti, riconoscendo inoltre il diritto all’utilizzo del telefono di servizio fino all’ottobre 2022, in assenza di formali provvedimenti di assegnazione. Per entrambi è stata formulata anche l’ipotesi di depistaggio. Secondo la Procura, attraverso gli atti contestati avrebbero cercato di sviare le indagini, regolarizzando retroattivamente la posizione di Quaglieri e rappresentando una compensazione economica ritenuta fittizia. Le difese respingono le contestazioni con fermezza, come già fatto in passato. L’avvocato Carlo Polce, legale di Quaglieri, esclude qualsiasi utilizzo improprio della scheda telefonica, richiamando il modesto costo mensile dell’utenza e le indennità di fine mandato, che il suo assistito non avrebbe utilizzato integralmente, avendo sostenuto personalmente spese per gli arredi scolastici.

Anche gli avvocati Franco Colucci, Mario Flammini e Antonio Pascale, difensori di Lobene e Tomassetti, ribadiscono la correttezza dell’operato dei loro assistiti, sostenendo che i provvedimenti furono adottati nell’interesse pubblico, per prevenire possibili conseguenze erariali e contabili per il Comune. La vicenda era stata inizialmente affrontata dal Tribunale dell’Aquila, che nel dicembre 2024 aveva accolto l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalle difese, trasferendo gli atti ad Avezzano. Nell’ottobre 2025 era arrivata la conclusione delle indagini preliminari. Spetterà ora al gup valutare gli elementi raccolti dall’accusa e le argomentazioni difensive, nel rispetto della presunzione di innocenza degli imputati.

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