Quando Antonini ha denunciato i gravissimi ritardi

8 Maggio 2021

«Il 70-80% degli edifici sacri fuori la città dell’Aquila è ancora abbandonato a se stesso, imbrigliato in puntellamenti e tiranti della prima messa in sicurezza». A denunciare la situazione al...

«Il 70-80% degli edifici sacri fuori la città dell’Aquila è ancora abbandonato a se stesso, imbrigliato in puntellamenti e tiranti della prima messa in sicurezza». A denunciare la situazione al Centro era stato, solo qualche giorno fa, monsignor Orlando Antonini (nella foto), nunzio apostolico. «Nel 2009 c’erano 120 tra chiese e cappelle del solo territorio comunale aquilano fuori della città, sia funzionanti che non; tra esse, della novantina aperte, ne è stata recuperata una quindicina. Se si prendono in considerazione tutte le circa 470 architetture sacre tra chiese diocesane, conventuali, delle Confraternite e quelle di proprietà dei Comuni, nonostante l’impegno degli uffici preposti alla ricostruzione a 12 anni dal sisma ne sono state restaurate e riaperte al culto solo un 20%. E in maggioranza si tratta delle meno danneggiate, mentre per quelle più danneggiate sono intervenuti generosi sponsor: il Suffragio, San Pietro a Onna, San Gregorio, San Giuseppe dei Minimi, San Giuseppe artigiano. Altre sono in corso di riparazione, ma in parte bloccate al primo lotto o perché in attesa di ulteriore finanziamento o per complesse procedure amministrative».